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Direttore Pietro Andrea Annicelli

L'errore di Forza Italia

di Pietro Andrea Annicelli

23/07/2017 Editoriale

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L'errore di Forza Italia

 

Pino Pulito, Giacomo Conserva, Pasquina d’Ignazio e Mauro Bello saranno ricevuti questa mattina dal prefetto di Taranto, Donato Giovanni Cafagna. I consiglieri di Forza Italia chiedono di «adottare quanto prima i provvedimenti necessari» a dirimere ogni dubbio sui dati elettorali dell’11 giugno in alcune sezioni. Ciò, eventualmente, riesaminando le schede.

La loro richiesta è in una nota inviata anche al Ministero dell’Interno. Si fonda su due osservazioni accluse al modulo delle operazioni elettorali compilato dal presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Lorenzo De Napoli. Lì si parla di «dato palesemente inattendibile» nelle sezioni 11 e 39. Oltre a quella di De Napoli, c’è la firma degli altri componenti.

Ritengo giusta la posizione dei consiglieri di Forza Italia. Il voto ha lasciato delle oggettive incertezze di cui, a scanso di equivoci, la politica non è responsabile. Fare chiarezza è doveroso e tardivo: ad Asti una vicenda analoga si è risolta in tre giorni senza infervorare gli animi. Dubito, però, che si possa prescindere dal Tar. E immagino che sarà la risposta del prefetto.  

I quattro però dicono anche altro. In particolare affermano che «sino a quando non si faccia chiarezza sulle evidenti inattendibilità» non riconosceranno in Franco Ancona il sindaco né andranno in consiglio comunale. Tuttavia chiedono a lui e al Consiglio di fare luce con loro sulle «evidenti criticità denunciate a più riprese». Come a dire: caro Ancona, non sei il sindaco però, con il Consiglio comunale che non riteniamo tale per la proprietà transitiva dell’inattendibilità del dato elettorale, unisciti a noi, che pure non siamo consiglieri, per vedere se il ballottaggio toccava davvero a te.

È facile immaginare la replica di Ancona: se non sono il sindaco e non siete consiglieri, perché dovrei farmi coinvolgere? Da cittadino qualsiasi, curo il mio interesse e non ridiscuto il voto che mi ha eletto. La collaborazione istituzionale è doverosa solo se c’è il reciproco riconoscimento.

Ovvero: le istituzioni dovrebbero collaborare a rendere esatto il dato elettorale a prescindere da chi ne benefici. Come? Mostrando unità d’intenti nel chiedere al prefetto e al Ministero dell’Interno di rivedere le schede nelle sezioni dove De Napoli dice che il dato è inattendibile. Ma se tu non sei tu e io non sono io, di che parliamo?  

Insomma Pulito, Conserva, D’Ignazio e Bello, dopo aver richiamato le istituzioni a fare chiarezza, hanno rinunciato alla responsabilità d’essere consiglieri comunali, e pazienza per i loro elettori, per trasformarsi in descamisados. Non andare in consiglio finché non avranno ottenuto quello che chiedono pare un’estrema rivendicazione sindacale, non il tentativo di affermare un valore alto che è d’interesse generale prima che delle parti. Per esprimere il loro legittimo dissenso a un voto non chiaro potevano assentarsi dall’aula e rientrare a seconda del momento. Meglio ancora, informare i cittadini delle loro giuste ragioni nella sede più opportuna e rappresentativa.

Hanno preferito lamentarsi nei media e sui social network pensando di raggiungere più persone e magari suscitare una sorta d’indignazione popolare che naturalmente non c’è stata. Ne è risultato un errore politico: peggio d’un crimine avrebbe detto Fouché, il ministro della Polizia di Napoleone. Perché il quadro dei fatti è chiaro: Ancona ha vinto il ballottaggio e fa legittimamente il sindaco. Al primo turno non ha rubato nulla. Anzi ha rischiato d’essere estromesso ingiustamente perché la Commissione elettorale, disattendendo una serie di sentenze del Tar, a lungo ha evitato di confrontare il verbale della sezione 9, quella dei trenta voti sottratti e riattribuiti, con le tabelle di scrutinio. Quel riscontro è stato poi ripetuto per almeno una decina di sezioni dove Pulito pensava di poter recuperare dei voti. Ma il computo è restato favorevole ad Ancona.

La possibilità teorica di ribaltare il dato elettorale rivedendo le schede nelle sezioni 11 e 39 è, quindi, tutta da dimostrare. Nelle due note di De Napoli si legge: «Trattasi di errore non rettificabile da parte di questo Ufficio ma solo previa apertura delle schede dei voti validi». Non risultano però per Pulito, almeno per quello che so e che ha comunicato, dei casi specifici di voti non attribuiti come è stato per Ancona nella sezione 9. In mancanza di ciò, un ricorso al Tar che riporti la sola osservazione di De Napoli rischia d’essere debole. Della serie: d’accordo, ci saranno delle inesattezze. Ma quali sarebbero i voti in più per Pulito che possano far pensare che il ballottaggio toccava a lui?

Ad Asti hanno risolto ricontrollando le schede in due sezioni secondo una procedura che, per gli esperti di diritto elettorale con cui ho parlato, è stata una forzatura. Secondo me a fin di bene perché ha evitato le rincorse ai garbugli. Se le schede nelle sezioni 11 e 39 fossero state riviste a tempo debito anche a Martina, oggi non ci sarebbero, pure per l’Amministrazione e il Consiglio comunale, delle elezioni fake da gestire politicamente. Ma non è colpa loro. Né del giudice De Napoli che si è attenuto scrupolosamente alla legge. Né lo sarà del prefetto se non potrà autonomamente autorizzare la riapertura delle schede.

Una cosa è certa: se Forza Italia chiede chiarezza e ordine, non può risultare un elemento di disordine. Anche perché, in politica, ogni azione ha un senso. L’atteggiamento barricadero, se si protraesse, potrebbe essere interpretato come l’intenzione, da parte di Pulito, di mobilitare in senso populista l’emotività dell’elettorato facendo la vittima. Ciò in previsione d’una sua candidatura alle politiche che, dopo agosto, si avvicineranno precipitevolissimevolmente.

Non crediamo che sia l’intenzione d’una persona che ha mostrato buon senso e sostanziale moderazione nell’esprimere le sue ragioni. A differenza di altri in Forza Italia: il senatore Maurizio Gasparri, invece di sproloquiare, potrebbe attivarsi per una proposta di legge che in futuro consenta la verifica delle schede alla Commissione elettorale centrale. Perciò mi auguro che i quattro consiglieri ritornino al loro posto. E se Pulito è convinto d’aver subito un’ingiustizia (possibile, ma non probabile e ancor meno sicura), che dovrebbe dire Rocco Loreto a cui fu spezzata la carriera parlamentare?

Ne ha beneficiato Lino Nessa, alla cui politica l’attuale Forza Italia si è dichiarata alternativa esprimendo delle severe critiche. L’ex senatore, però, era inopinatamente sul palco durante l’ultimo comizio di Pulito prima dell’11 giugno.

Chissà se non sia stata la vera ragione per cui al candidato sindaco sono mancati i voti per arrivare al ballottaggio.

    

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