cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

La cultura riparta dal centro storico

di Piero Mariṇ

07/10/2017 Editoriale

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La cultura riparta dal centro storico

 

Matteo Renzi, quando è venuto in città il 22 settembre,  ha affermato di aver sentito, dal sindaco di Martina, che la priorità per l'attuale Amministrazione è candidare Martina Franca a capitale italiana della cultura per il 2019. Delle due l'una: o il sindaco non sa che la capitale della cultura europea (tra l’altro) per quell’anno è Matera, già designata da tempo (ma non riteniamo verosimile questa défaillance per Franco  Ancona), oppure Renzi si è sbagliato.

Comunque sia, i giochi per il 2019 sono chiusi e anche per il 2020 si stanno chiudendo. Sono infatti già candidate quarantanove città tra cui Fasano, nientepopodimeno che Ceglie Messapica e, udite, udite, Villa Castelli. Hanno tutte presentato domanda entro il 31 maggio scorso come da apposito bando. Entro il 15 novembre la giuria appositamente nominata dal Ministero per i Beni culturali selezionerà dieci progetti di  altrettante città ed entro il 31 gennaio prossimo indicherà al Ministero la città prescelta.

Il Comune la domanda non l’ha presentata. L'Amministrazione comunale era decaduta da un anno e il commissario straordinario si è evidentemente distratto. Ma, c'è da aggiungere, la stessa Amministrazione in nessuno dei quattro anni precedenti ha mai presentato domanda per questo concorso istituito dalla legge Art bonus. L'attuale Amministrazione può impegnarsi (e io, come tanti altri, mi auguro che lo faccia) per avanzare la candidatura di Martina, quando il bando sarà emesso, per il 2021.

L'impegno non è dei più semplici se si vuole redigere un dossier all'altezza della nostra storia. È un banco di prova, una scommessa: ma si può lavorare. Per conseguire o almeno concorrere per un giusto riconoscimento. Una simile aspirazione, però, non può non coinvolgere l'intera Martina intorno a un comitato di storici, studiosi, pianificatori ed esperti. È auspicabile che tutta la comunità senta sua questa occasione per esprimere, agli occhi dell’Italia, la sua identità.

È opportuno che le scuole, tutte, siano mobilitate per formare nei giovani una coscienza e una conoscenza da cui può scaturire e maturare un atteggiamento di amore e di tutela per il nostro patrimonio artistico e ambientale. Molti residenti nel centro storico non sanno di abitare in dimore nobilitate, ancora oggi, dalla presenza di elementi architettonici di grande rilievo. Tante cornici cinquecentesche di finestre e balconi sono imbiancate  a latte di calce che ricopre, in alcuni casi, epigrafi latine, anche datate.

È doveroso allora, innanzi tutto, predisporre una piano che rilanci il riuso e la valorizzazione della Martina storica in rapporto all'intera città e al territorio più vasto. Un centro storico che costituisca un patrimonio culturale da difendere, valorizzare e ricollocare al centro dell'attenzione, non solo nazionale. Un piano urbano che contenga misure di recupero e di rilancio e che individui modalità di nuova e rinnovata funzionalità. Uno strumento agile e moderno, però, che contenga un quadro di conoscenze precise dei manufatti esistenti, distinti e catalogati per tipologia e caratteristiche architettoniche, stato di conservazione, rilevanze artistiche, non trascurando la dimensione economica del recupero.

Rilanciare la parte antica di Martina non è una operazione facile e immediata. Richiede visione, impegno e risorse economiche. Soprattutto non è un'operazione tecnica ma sociale, antropologica e culturale che richiede una strategia generale nonché di coinvolgimento complessivo.

La redazione del nuovo Piano urbanistico generale (Pug), avviata da qualche settimana, è un’occasione da cogliere al volo. Il centro storico è il baricentro intorno al quale qualsiasi meccanismo urbano deve ruotare. Se si vuole il suo recupero, si deve farlo ritornare a essere essenziale per il funzionamento urbanistico e l'efficienza economica e sociale dell'intera Martina.

Proprio il Pug deve individuare una strategia di sviluppo urbano che faciliti questa direzione. Nel frattempo, però, non sarebbe tempo perso approntare un regolamento che fornisca indicazioni utili per il ripristino e il restauro delle emergenze artistiche di pregio: portali, balconi, finestre, edicole votive, mascheroni. E disciplini l'interramento di cavi telefonici ed elettrici che disturbano la fruizione di monumenti, chiese, residenze nobiliari. Così come sarebbe importante anche escogitare qualche misura premiale (fiscale innanzitutto, o amministrativa) per stimolare il restauro di molti edifici che giacciono a volte pericolanti o in uno stato di abbandono e di degrado.

Attivarsi in tal senso richiede tempo e risorse economiche. Ma sono convinto che sia possibile e che convenga non lasciarsi scappare questa occasione.

Nella foto, di Piero Marinò: finestra cinquecentesca in via Toledo.

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