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Pasquale Lasorsa: «Tutti avevano gli stessi dati: Ancona al ballottaggio, Pulito no»

di Redazione

28/10/2017 Attualità

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Pasquale Lasorsa: «Tutti avevano gli stessi dati: Ancona al ballottaggio, Pulito no»

 

Franco Ancona è diventato sindaco per una serie di ragioni, di situazioni e di circostanze. La più importante fra tutte è stata probabilmente la tenacia con cui Pasquale Lasorsa ha convinto il presidente dell’Ufficio elettorale centrale, il giudice Lorenzo De Napoli, a permettere il confronto tra il verbale e le tabelle di scrutinio della sezione 9. È stato lo snodo che ha consentito ad Ancona l’accesso al ballottaggio. Lasorsa, oltre a essere stato riconfermato assessore nell’Amministrazione Ancona bis, ora difende le ragioni del sindaco, insieme ai colleghi Gabriella De Giorgi Cezzi e Francesco Micolani, nel riconteggio delle schede elettorali predisposto dal Tar in seguito al ricorso di Pino Pulito che comincerà in Prefettura a Taranto il 31.    

Avvocato Lasorsa, come commenta la decisione del Tar di Lecce?

«Una decisione tutto sommato equilibrata. Credo che il collegio giudicante abbia del tutto rigettato la prospettazione di Pino Pulito in ordine a presunti voti che gli sarebbero stati illegittimamente sottratti. Tali affermazioni sono infatti risultate del tutto sfornite di prove: basti pensare che la tesi è sostenuta solo dal ricorrente tramite il suo avvocato ma non è confermata neanche dai suoi stessi rappresentanti di lista. Questi ultimi non lo hanno fatto né durante lo scrutinio né dopo, in sede di ricorso, con una semplice dichiarazione. La vicinanza in termini di voti dei due candidati rende necessaria la verifica delle schede nelle tre sezioni indicate dal Tar. La verità è in quelle buste e noi la tireremo fuori una volta per tutte». 

Perché, secondo lei, il Tar ha chiesto di ricontare le schede elettorali nelle sezioni 9, 13 e 39 escludendo la 40? Un'interpretazione maliziosa potrebbe concludere che i 14 voti che Pino Pulito rivendica nelle tre sezioni, anche se gli saranno effettivamente attribuiti, non cambieranno l'esito elettorale, mentre avrebbero potuto farlo i 26 che ha rivendicato nella sezione 40.

«Ovviamente non leggo alcuna malizia né secondo fine nella decisione dei giudici. Leggo invece, nell’ordinanza, la loro volontà di dipanare, attraverso il riconteggio, ogni dubbio sui numeri. Hanno ritenuto di farlo solo in quelle sezioni dove vi sono state delle situazioni tali da poter ledere la certezza del dato elettorale. Tra le sezioni con questa caratteristica, evidentemente, non vi è la 40». 

Che cosa pensa che sia successo nelle sezioni 9, 13 e 39? Ovvero: è possibile che il riconteggio delle schede fornisca a Pulito i voti necessari a ridiscutere il ballottaggio?

«I nostri rappresentanti di lista hanno svolto un lavoro attento. I numeri finali, peraltro, coincidevano con quelli in possesso degli altri rappresentanti delle liste avversarie: trovo altamente improbabile che tutte queste persone abbiano commesso gli stessi errori. Sono invece più propenso a credere che i numeri da loro riportati siano quelli reali. Del resto, chi ha fatto questa esperienza almeno una volta nella vita sa che ogni volta che viene pronunciato il nome del candidato, il voto viene annotato da tutti su appositi prospetti: è possibile sbagliare di uno, ma non di ventisei voti come si tenta di sostenere relativamente alla sezione 40. Immaginare poi che questo errore lo abbiano commesso non solo i nostri, ma anche i rappresentanti delle forze politiche nostre avversarie, è davvero fantasioso.». 

Perché l'Ufficio centrale elettorale ha accettato di confrontare le tabelle di scrutinio della sezione 9 con il verbale solo dopo il vostro quarto ricorso? La parte politica di Pulito si è lamentata sostenendo che non era nei poteri dell'Uce fare questo raffronto. E che se anche fosse stata plausibile l'interpretazione da voi fornita dopo aver ottenuto l'accesso agli atti e averli verificati, cioè che Franco Ancona aveva ottenuto 252 voti e non i 222 che l'Uce gli aveva assegnato inizialmente, sarebbe stato corretto mandare al ballottaggio Pulito ed Eligio Pizzigallo attribuendo ad Ancona l'onere del ricorso al Tar che poi ha fatto Pulito.

«La legge attribuisce all’Uce il potere di rettificare errori palesi contenuti nei verbali anche avvalendosi delle tabelle di scrutinio. Le quali, sostiene sempre la giurisprudenza, prevalgono sui primi. Non comprendo, quindi, per quale ragione Pulito, i suoi avvocati e la sua parte politica sostengano il contrario. Nel nostro caso, il raffronto dei verbali con le tabelle di scrutinio era già stato eseguito su altre sezioni per errori di calcolo e altre discrasie: non si capisce perché non si sarebbe potuto fare per la sezione 9. Lì, peraltro, l’errore è risultato inconfutabile quando l’Uce ha accertato che vi erano più voti che votanti. Ciò ha fatto divenire indispensabile la consultazione delle tabelle di scrutinio dove, come già sapevamo, erano segnati correttamente i voti al candidato sindaco Ancona: 252 e non 222 come era stato erroneamente scritto nel verbale. Del resto era stato lo stesso presidente della sezione 9, insieme al segretario e a una scrutatrice, a rilasciare una dichiarazione nella quale chiariva l'errore in cui era palesemente incorso: aver segnato a parte, e non nel totale, i voti attribuiti ad Ancona solo come candidato sindaco e senza alcun voto di lista». 

Il verbale e le tabelle di scrutinio della sezione 9 sono stati compilati in maniera oggettivamente non chiara. Il loro raffronto e le testimonianze dei componenti del seggio, fermo restando che l'ultima parola l'avrà il riconteggio delle schede, ci dicono attualmente che i dati risultano coerenti solo riconoscendo ad Ancona i 252 voti. Perché allora i componenti dell'Uce glieli hanno riconosciuti a maggioranza di quattro contro tre, con il voto determinante del presidente Lorenzo De Napoli, invece che all'unanimità come sarebbe sembrato ovvio di fronte a riscontri meramente numerici? C'è stata una diversità di vedute sulla procedura? A prima vista, si potrebbe anche avere la sensazione d'un pregiudizio di natura politica o ideologica.

«Anche io ho la chiara sensazione che la posizione di alcuni componenti dell’Uce che hanno votato contro sia stata più politica che di merito. Del resto, uno di loro era il padre di una candidata e delegata delle liste di Pulito. E si è espresso sulle istanze avanzate proprio dalla figlia. Questi sono dati di fatto». 

Vi risulta che, subito dopo la chiusura delle urne e finché non ci sono stati i trenta voti contestati della sezione 9, tutti i comitati elettorali, come effetto dei conteggi dei rispettivi rappresentanti di lista, avevano indicato al ballottaggio Franco Ancona ed Eligio Pizzigallo?

«Certo: l’ho detto prima. Basta leggere certi commenti di quelle ore su Facebook, in particolare quelli dei sostenitori stretti della coalizione di Pulito, per capire che tutti avevamo gli stessi dati. Con Pizzigallo primo, Ancona secondo e Pulito terzo classificato». 

Conferma quello che Ancona disse in una conferenza stampa quando ancora non gli erano stati riconosciuti i trenta voti della sezione 9, cioè che vi sarebbe stato del personale negli appositi uffici di verifica delle elezioni che avrebbe agito per confonderne a vostro danno l'esito?     

«La gestione della fase elettorale da parte degli uffici comunali preposti non è stata certo immune da errori e superficialità. A ciò si è aggiunta l’inesperienza di alcuni presidenti e segretari di seggio. Una cosa è certa: noi non siamo stati di certo agevolati. Anzi risponde certamente al vero che l’interesse a far fuori la nostra coalizione era proprio di alcuni componenti della struttura amministrativa. I quali, peraltro, non hanno neppure voluto nasconderlo. Credo in ogni caso che il tutto sia rimasto a livello di pure aspirazioni: legittime finché si mantengono nell’alveo della libertà di pensiero e di espressione. Sovvertire un risultato elettorale in modo fraudolento è ben altra cosa e l’apparato di controllo predisposto dall’ordinamento, e dai partiti tramite i loro rappresentanti di lista, rende questa pratica assai difficile e pericolosa. In definitiva i martinesi possono stare tranquilli: non credo vi sia stato alcun broglio elettorale, ma solo qualche errore di compilazione dei verbali nelle tre sezioni che ora riconteggeremo».

Nella foto, Pasquale Lasorsa, al centro, a una manifestazione pubblica con Antonio Scialpi.

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