cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

Auguri, Umanesimo della Pietra

di Pietro Andrea Annicelli

05/11/2017 Editoriale

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Auguri, Umanesimo della Pietra

 

I quarant’anni del Gruppo Umanesimo della Pietra ricordati ieri sera rappresentano un traguardo importante per tutta la comunità martinese. Non credo di sbagliare, infatti, se penso che l’attività del Gruppo, quel rosario laico di riviste che ricostruiscono senza inizio né fine l’enciclopedia della Murgia dei trulli, sia la più importante realizzazione culturale oggi a Martina Franca.

Lo è perché, prescindendo da una rigida scala di valore rispetto a un evento straordinario qual è il Festival della Valle d’Itria, logicamente riservato a una dimensione più specialistica e internazionale, diffondono e socializzano un sapere da qui e di qui che altrimenti resterebbe confinato a singoli studiosi. E che invece, anno dopo anno, fornisce la dimensione viva e resiliente di quel che si ha e si è come vivere collettivo in una realtà territoriale.

In questi quarant’anni Umanesimo della Pietra ha saputo riconoscere e ricostruire un senso d’identità, quindi di appartenenza, che va molto oltre le migliaia di pagine scritte e le migliaia di copie vendute. E lo ha fatto in una logica aperta, quindi globale, senza alimentare chiusure antistoriche, grette, opportunistiche. La possibilità, in tempi recenti, di avvalersi di internet, consente a tutti coloro che amano, apprezzano o vogliono semplicemente conoscere la Murgia dei trulli di avvalersi di uno strumento, il sito internet dell’associazione, il cui traguardo potrebbe essere, in futuro, una diffusione in più lingue dell’attività volontaria dei suoi studiosi.

Volontario e studiosi: sono forse le due espressioni chiave per delineare il procedimento che, in maniera pressoché spontanea ma non meno rigorosa, è stato esercitato nell’attività quarantennale del Gruppo. L’attività di ricerca per le pubblicazioni è volontaria, altrimenti non sarebbe economicamente sostenibile e probabilmente perderebbe anche quella qualità che viene da ciò che appartiene a chi lo fa, non al suo lavoro retribuito. Gli studiosi sono invece coloro che, con e senza titoli, ma sempre con metodo scientifico non inferiore alla passione, s’interessano agli argomenti che costituiscono il contenuto delle riviste. Quando si è voluto cercare di sminuire l’attività dal basso del Gruppo, fatta cioè senza lasciarsi condizionare dalle graduatorie dell’accademia quanto dalla qualità della ricerca, ci si è resi conto di come fosse difficile attaccarla in maniera argomentata.     

Il coordinamento di Umanesimo della Pietra, che consiste dall’esterno, per molti, anche nell’immagine e nelle pubbliche relazioni, è da sempre svolto da Domenico Blasi, anzi Nico. La sua informalità e il suo umorismo simpaticamente screanzato, che negli anni ha accentuato una mal dissimulata vena malinconica, non sottraggono un’unghia alla forza intellettuale e culturale della sua personalità e del suo lavoro. Se si considera il Gruppo, come in effetti è, una sintesi dell’energia creativa e costruttiva dei giovani degli anni Sessanta e Settanta, Blasi ne è il perfetto punto di riferimento.

Una proposta che è venuta in mente a tanti se considero le sollecitazioni che ho ricevuto nonché i post che ho letto su Facebook, è che l’Amministrazione comunale gli riconosca al più presto il Premio Testimonianze Martinesi Patriae Decus. Conoscendo la sua propensione a far intervenire la ragione, quindi il noi, all’istintivo individualismo, quindi all’io, mi aspetto che Nico si schermisca dicendo che il premio andrebbe riconosciuto non a lui ma al Gruppo. Certo è che, al singolo Blasi o all’associazione, il Patriae Decus andrebbe a una persona o a un sodalizio che hanno indiscutibilmente onorato e continueranno a onorare la città. E non solo.

L’assessore ai Beni culturali, Antonio Scialpi, ha una proposta sul tavolo da lavoro.             

Nella foto, il primo numero nel 1978 della rivista Riflessioni, la più importante del Gruppo Umanesimo della Pietra.

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