cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

Umanesimo della Pietra e la ricerca permanente

di Redazione

04/11/2017 Cultura

Valutazione attuale:  / 7
Scarso Ottimo 
Vota
Umanesimo della Pietra e la ricerca permanente

 

Pensi a Umanesimo della Pietra e la cosa più facile è che ti venga in mente Nico Blasi. È lui, il coordinatore del Gruppo, l’elemento carismatico di raccordo d’una realtà plurale diffusa in trenta comuni.   

Che cosa significa per voi questo quarantennale? E che cosa significa per la città e il territorio?

«Per la città e territorio non lo so. Un nostro collaboratore che non c’è più, Giuseppe Guarella, definì la nostra attività, in particolare la rivista Riflessioni, l’enciclopedia della Murgia dei trulli. Credo che il quarantennale sia sostanzialmente questo. Oltre ottomila pagine pubblicate in questi anni hanno evidentemente contribuito a rafforzare l’identità culturale e a perpetuare la memoria storica dei nostri territori. Ciò attraverso delle relazioni intergenerazionali. Il socio più anziano di Umanesimo della Pietra ha novantadue anni: quelli più giovani, meno di quaranta. Ci sono poi i giovani ricercatori appena laureati. Potrei concludere rendendo al plurale un’espressione propria del Sessantotto: siamo quello che facciamo». 

Che cosa ha determinato la vostra coesione e la vostra durata?

«Per quello che mi riguarda, quando ho scelto di tornare da Milano e ho cominciato a interessarmi  di queste cose, non sapevo un beneamato cazzo di gran parte di quello che facevamo. Mettersi insieme per gli scopi del Gruppo, poi, sembrava molto poco umanistico rispetto allo stare da soli. Nel tempo ho capito tante cose. Quello che abbiamo avuto, che ci ha contraddistinto, è stata la costanza di continuare. Oggi la nostra struttura si fonda su quattro pilastri essenziali: i collaboratori, i soci responsabili del patrimonio, gli sponsor privati e i fotografi. Grazie ai soci, Umanesimo della Pietra si è consolidata negli anni. Grazie ai collaboratori, Riflessioni è arrivata a stampare tremila copie e a venderne circa duemilaottocento: oggi c’è crisi, siamo in crisi e ne stampiamo e vendiamo un migliaio di meno. Grazie agli sponsor che hanno creduto nel nostro lavoro, continuiamo ad andare avanti. Loro sanno che non venderanno neanche un fiammifero in più di quello che vendono, ma sanno anche che potranno lasciare un segno nella storia. Franco Marangi, ad esempio, con Umanesimo della Pietra ha potuto realizzare la prima iconografia musicale in Italia dedicata a un ambito territoriale circoscritto: fu presentata alla Scala nel 1983. I fotografi, infine, hanno messo a disposizione la loro capacità e i loro archivi: penso in particolare a Riccardo Ippolito e al maestro Benvenuto Messia».

 

Quali sono i punti dolenti, se ci sono?

«I punti dolenti sono due. Premesso che noi non abbiamo mai chiesto e ricevuto alcun contributo pubblico, e che se abbiamo presentato a qualche amministrazione pubblica dei progetti specifici non sono stati attuati, e premesso anche che Umanesimo della Pietra è sostenuta in gran parte grazie al contributo dei soci che, nei fatti, pagano per lavorare, devo riscontrare la miopia delle amministrazioni locali. Una struttura come la nostra permetterebbe a un’amministrazione di dare un contributo notevolissimo alla storia locale non localistica ma specialistica: che serve, cioè, a rinnovare il concetto di memoria comunitaria, ma soprattutto a conservare la memoria. Il secondo aspetto negativo che sto riscontrando negli ultimi sette anni è che, non so se fortunatamente o sfortunatamente, siamo ritornati a una visione del territorio localizzata, cioè ristretta alle singole comunità. La visione del territorio che abbiamo dato nelle nostre pubblicazioni è invece sempre stata identitaria all’area che comunemente si definisce come Murgia dei trulli. Parecchie delle realtà che ne fanno parte non si sono poste l’obiettivo di interrelazionarsi. Ma non puoi capire la storia di Martina se non sai quella di Alberobello, Noci, Monopoli, Taranto».

 E internet?

«Non abbiamo mai molto creduto a questa grandissima suggestione. Tuttavia ci sono, nel nostro sito, tutte le notizie utili a riconoscerci. E abbiamo reso scaricabili in formato pdf le riviste. Sicuramente internet ci sta facilitando nelle relazioni. Ma ci sta anche facendo perdere dei lettori. E a lungo andare può diventare un problema anche perché non siamo editori di noi stessi. Se però penso a una battuta che mi è stata fatta in una libreria, potrebbe anche essere un fatto generazionale. Mi hanno detto: quelli che leggevano questa rivista, sono tutti morti».

Intanto c’è il quarantennale da celebrare.

«Purtroppo cade in un momento terribile per l’associazione. Una settimana fa se n’è andato ad appena sessantadue anni un socio fondatore, il professor Angelo Carmelo Bello, che aveva pubblicato un centinaio di lavori. Quando muore uno storico, diciamo così, locale, come è successo anche il mese scorso con la scomparsa di Michele Pizzigallo, è come se bruciasse una biblioteca perché non tutto il suo lavoro si riesce a tramandare. Sono addolorato perché con Ciulino Bello ho perso un fratello e l’associazione uno dei soci più importanti. Non abbiamo però voluto rimandare la celebrazione del quarantennale perché lui non avrebbe voluto e sarebbe stato difficile riorganizzare l’agenda di tutte le persone coinvolte, alcune anche da fuori regione. Lui stava lavorando per il centenario dell’istituzione del Comune di Crispiano, che ci sarà nel 2019. Aveva raccolto un mare di documenti ai quali cercheremo di mettere mano per proseguire la sua ricerca. Però non sarà come se lo potesse fare lui che di Crispiano conosceva ogni cosa. Perciò il quarantennale questa sera non sarà una festa ma un ricordo della nostra attività e un doveroso tributo alla memoria di un amico che non c’è più».   

Due mesi fa se n’è andato anche Lino Panico, che fu il protagonista de L’Edipo, il film che tu e il compianto Dino D’Arcangelo giraste nel 1975 come sintesi generazionale e del momento che vivevate. Lino è morto il 10 settembre proprio come Dino D’Arcangelo. Carl Gustav Jung l’avrebbe considerata una coincidenza obbligatoria.

«All’epoca io venivo dal teatro e dall’arte contemporanea. Le esperienze teatrali e cinematografiche che c’impegnavano erano il segnale del grande risveglio culturale che Martina viveva in quegli anni. Un giornale piuttosto conservatore del periodo disse una cosa giustissima: i giovani a Martina la cultura non vogliono più subirla, ma proporla. E in effetti le persone che collaborarono alla realizzazione de L’Edipo venivano in gran parte da importanti esperienze culturali. Successivamente, pur continuando a interessarmi di teatro e a collaborare con Dino e Raffaele Agrusta, fui sollecitato da Piero Margiotta a interessarmi di ricerca sul territorio. All’inizio la praticai a livello di curiosità espressiva. Poi si trasformò in una vera ricerca scientifica e alcuni che avevano preso parte a L’Edipo confluirono in Umanesimo della Pietra. Dino collaborava anche con Rino Carrieri e Franco Di Giuseppe: me li ritrovai a fianco. E siccome Umanesimo della Pietra già favoriva il rapporto intergenerazionale, una cosa nuova rispetto a L’Edipo, ci trovammo a dialogare con grandi operatori culturali come Guido Le Noci e Paolo Grassi che ci davano delle dritte su come continuare a fare questo tipo di lavoro».

 

Come andrà a finire?

«Non sono né pessimista né ottimista: guardo alle cose per come sono. Parecchi dicono che quando non ci sarò più finirà anche Umanesimo della Pietra. Forse l’associazione non farà tutte le cose che fa adesso che sono il punto di riferimento di un centinaio di operatori e collaboro con una trentina di comuni, ma ne farà delle altre. Il seme è stato gettato da tempo. Perciò penso che Umanesimo della Pietra continuerà a essere quello in cui lo sto trasformando: un centro studi sul territorio».

Nelle foto: in alto Nico Blasi negli anni Settanta con il gallerista Pinuccio Ancona e sua moglie e a una manifestazione pubblica con lo stesso Ancona e, con i baffi, l'allora assessore e futuro sindaco Martino Sante Liuzzi. Al centro, Blasi nel 2013 con lo storico Michele Pizzigallo e il sindaco Franco Ancona a sinistra, l'assessore Antonio Scialpi a destra. In basso, Dino D'Arcangelo alla macchina da presa e Lino Panico.  

Lascia un commento

Verify Code