cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

La cittadina e il presidente

di Pietro Andrea Annicelli

04/12/2017 Editoriale

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La cittadina e il presidente

 

Alcuni giorni fa Maria Idria Colucci, coniugata Fornaro, si è quasi sentita male allo sportello del Servizio unico di prenotazione nello sborsare un cospicuo e imprevisto ticket sanitario. Il giorno prima suo figlio poco più che maggiorenne, per ora disoccupato e a carico dei genitori, era stato costretto a recarsi al Pronto soccorso per un forte e improvviso dolore addominale: il medico di famiglia gli aveva rifiutato la chiamata perché impegnato in un’altra visita. Entrato al mattino con il codice giallo, che sollecita l’urgente controllo d’un medico, il giovane era stato dimesso nel pomeriggio con il codice bianco, che indica l’assenza di pericoli. Senza alcuna diagnosi, ma solo con degli esami da fare per verificare lo stato di salute.

Quella riferita è stata la narrazione della madre su Facebook. Maria Idria («Faccio parte, a livello lavorativo, di quel popolo tartassato delle partite Iva») ha allora scritto per protestare al presidente della Regione, Michele Emiliano: «I tecnicismi sui colori entra giallo-esce bianco, si conferma rosso, e altro ancora, non dovrebbero essere degli alibi per un ticket così gravoso, bensì un’indicazione medica importante per salvare vite umane. I colori (…) vengono utilizzati per giustificare il prelievo forzoso dalle tasche dei cittadini sofferenti considerati come bancomat per poter sanare e giungere al fantomatico pareggio di bilancio di una sanità che continua ad avere mille rivoli di spesa e sprechi».

Inoltre: «Sia chiaro che sono consapevole che negli anni si possa aver abusato del Pronto soccorso, ma questo non la autorizza ad applicare un esoso super ticket. Il medesimo super ticket, ogni regione lo adotta e lo modula in modo differente, mentre altre non lo hanno neanche adottato. Di contro, in base alle sue decisioni, c’è la collettività pugliese che sta pagando una tassa altissima».

Michelone, che le missive dei cittadini le legge e va a suo onore, inaspettatamente rispondeva: «Cara dottoressa, non posso togliere il ticket fino a che non saremo usciti dal piano di rientro, la legge non me lo consente. Non ho alcuna responsabilità nella storia che riguarda lei e suo figlio. I ticket non li ho imposti io con la mia Amministrazione. Sto chiudendo ospedali inutili, pericolosi e clientelari nonostante le stupidaggini che dicono e sto combattendo contro il comparaggio dei medici e la spesa farmaceutica mostruosa proprio per togliere il super ticket».

Sono interessanti altre considerazioni di Maria Idria (dello scambio epistolare via pec e sms rendo ovviamente noti solo i passaggi di pubblico interesse): «Non voglio una sanità gratuita, ma giusta ed equa e di qualità». «Il diritto alla salute, ormai, e alla partecipazione in maniera proporzionale alla capacità contributiva è solo rimasto un ideale sulla carta». «Ho un esempio da dare ai miei figli, cioè quello di combattere sempre civilmente e con dignità per i propri diritti, soprattutto se negati e scarnificati da una cattiva politica».

Cosa dire del dialogo tra il presidente della Puglia e una cittadina le cui opinioni sono indubbiamente in sintonia con quelle di molti corregionali? Il pozzo senza fondo della sanità, che assorbe circa l’85% del bilancio grazie anche a distorsioni ben note alle cronache, non è colpa di Michelone e nessuno può dire il contrario. La sua idea di sanità, puntare sugli ospedali d’eccellenza e razionalizzare quelli piccoli che la politica più becera e clientelare ha dislocato anche nei paesini più sperduti per mera strategia del consenso, se non per esibizionismo campanilistico, è giusta. Convincono meno il metodo e i rapporti di potere con cui si arriva alle scelte e alle decisioni.

Se si stabilisce di costruire un ospedale d’eccellenza tra Monopoli e Grottaglie ma Donato Pentassuglia ha dovuto fare i salti mortali per salvaguardare più o meno così com’è quello di Martina, baricentrico all’intera Valle d’Itria, forse non è estraneo che Fasano sia salvaguardata da un politico del valore di Nicola Latorre mentre Martina, fino alla scorsa legislatura, sia stata identificata con l’imbarazzante Lino Nessa. E c’è il dubbio se la scelta del primario di Chirurgia generale dello stesso presidio cittadino sia stata fatta nella maniera più oculata. Il direttore generale della Asl ha infatti applicato discrezionalmente, nella procedura di evidenza pubblica, un criterio che gli ha consentito di non scegliere il medico più titolato, ma un altro.

Forse sarebbe opportuno ragionare se sia sempre buona la politica che garantisce, anche in termini di prerogative, i direttori generali. Nella riunione del Consiglio regionale del 21 novembre è stato approvato, con il solo voto contrario dei Cinque Stelle e di due consiglieri di minoranza, un disegno di legge che aumenta il loro stipendio e quello dei sanitari e amministrativi. Il piano di rientro non ha rappresentato, questa volta, un tabù. Siamo davvero sicuri che, per una buona sanità, venga prima l’aumento dello stipendio ai manager e non la riduzione del super ticket per le persone che, come Maria Idria, ricorrono alla sanità per un’emergenza e si vedono inopinatamente decurtato il magro bilancio familiare?  

Il rapporto redatto dall'Osservatorio europeo sulla salute e dall'Ocse certifica che l’Italia, dopo la Lettonia e la Polonia, è il terzo Paese europeo in cui vi sono più esigenze sanitarie insoddisfatte. Una parte ampia è causata dal costo delle prestazioni, che per il 23% toccano alle famiglie rispetto al 13% della media europea. A farne le spese sono i cittadini come Maria Idria: il rapporto parla chiaramente di «marcate disparità nell’accesso all’assistenza». Intanto in Puglia, lo ha reso noto il consigliere regionale Mino Borraccino, cresce la spesa (da 250 a 280 milioni l’anno) di chi va a curarsi in strutture esterne alla regione, con la conseguente sottrazione di risorse al nostro sistema sanitario che deve anche fronteggiare, nel nuovo piano di riordino ospedaliero, la diminuzione dei posti letto.

La sensazione ultima è che il presidente debba confrontarsi maggiormente con le ragioni di Maria Idria, rappresentative di quelle di tantissimi pugliesi là dove scrive: «Non c'è più tempo. Il tempo delle attese e la politica del faremo non può più bastare in quanto la gente come me ogni giorno fa salti mortali per sopravvivere. Non vivere. Glielo ripeto: sopravvivere. La famosa coperta corta va tirata da qualche altra parte. Per me e per tutti esiste il qui e ora. Il futuro è una nebulosa, quello che può fare lo deve fare adesso».

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