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Tra i due litiganti ... Leonardo Conserva

di Pietro Andrea Annicelli

18/12/2017 Politica

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Tra i due litiganti ... Leonardo Conserva

 

Delineata la legge elettorale e la mappa dei collegi, fervono sotterranee le contrattazioni per le candidature al Parlamento. Si voterà probabilmente il 4 marzo. Nel collegio Puglia 11, quello di Martina Franca che comprende anche Carosino, Castellaneta, Crispiano, Fragagnano, Ginosa, Grottaglie, Laterza, Massafra, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Mottola, Palagianello, Palagiano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, sembra che Forza Italia abbia deciso di candidare al Senato il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, che è anche ex sindaco di Massafra. Se sarà così, il candidato alla Camera sarà quasi sicuramente un martinese. 

DUE PER SÈ. Il pensiero corre subito a Pino Pulito. Ma non è certo che Forza Italia, nel quadro delle alleanze del Centrodestra che ha per referenti nazionali Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, potrà ottenere nel collegio le candidature a entrambi i rami del Parlamento. In Forza Italia qualcuno ha parlato anche di Mario Caroli. Ma è improbabile che il figlio più giovane dell’antico leader della Democrazia Cristiana pugliese legata a Giulio Andreotti, Giuseppe Caroli, possa aspirare al seggio che fu di suo padre. Non eletto alle regionali, Caroli non ha un solido curriculum politico e amministrativo. Più credibile l’ipotesi d’un berlusconiano della prima ora: Michele Marraffa.

Variamente assessore e consigliere comunale dal 1993 al 2016, candidato sindaco sconfitto da Franco Ancona nel ‘12, Marraffa, con il suo movimento Idealista, ha rinunciato a partecipare alle amministrative sei mesi fa. Non accordandosi con alcuna delle due fazioni del Centrodestra con candidati sindaco Pulito ed Eligio Pizzigallo, pare anzi che al ballottaggio Idealista possa aver sostenuto l’attuale sindaco Franco Ancona, almeno a voler considerare le aperture di quest’ultimo a «quell’imprenditore liberale» che sarebbe stato maltrattato dal Centrodestra.

Acqua passata. Idealista, cioè Marraffa, fin dalla ripresa dell’attività politica dopo le comunali ha fatto capire di guardare verso Forza Italia. Non quella cittadina o regionale coordinata da Luigi Vitali, ma quella nazionale. I marraffiani si sono infatti rivolti, in un comunicato stampa, direttamente a Berlusconi come potenziale arbitro delle divergenze locali.

Sia Pulito che Marraffa, sul piano dell’esperienza, potrebbero essere dei candidati di valore. Il limite che molti individuano in entrambi è caratteriale e d’identità politica. Oltre che di freschezza dell’immagine. Usurata dal lungo corso quella di Marraffa, che molti considerano un politico del passato. Appassita dagli errori politici e appiattita sul rivendicazionismo sterile, quella di Pulito. Soprattutto i due sono distanti dall’ideale identikit, nei computer dei cacciatori di teste, del candidato che può attrarre il voto della vasta area moderata trasversale dei martinesi. 

I MARTINESI SONO DI CENTRODESTRA? MA NO. I martinesi non sono o non sono più di centrodestra, ma in larghissima parte moderati che prescindono da una collocazione politica fissa. In un sistema in cui l’offerta politica è largamente trasformistica e personalistica, i martinesi, con concretezza, scelgono di volta in volta la proposta che ritengono più credibile in termini di governabilità, qualità della coalizione, affidabilità delle persone. Non si spiegherebbe altrimenti l’elezione diretta di cinque sindaci di centrosinistra e solo due di centrodestra.

Se il Centrodestra vuole giocarsela, sapendo peraltro che il Partito Democratico candiderà il moderato e post democristiano Donato Pentassuglia, due anni fa il consigliere regionale più votato della provincia di Taranto, deve elaborare a sua volta una proposta moderata e politicamente all’altezza. Marraffa è gravato da responsabilità nelle due esperienze politiche e amministrative più discutibili degli ultimi vent’anni: Tonino Zizzi sindaco del ribaltone, Lino Nessa senatore e leader di Forza Italia. Pulito, che a parole si è dichiarato alternativo a Nessa, ospitato poi sul palco nel comizio conclusivo della campagna elettorale, non viene solo da una sconfitta sfortunata, il ballottaggio mancato per pochi voti e su cui dovrà esprimersi il Tar a marzo. Viene, soprattutto, da un comportamento antistituzionale, non andare in Consiglio comunale per non legittimare l’attuale sindaco ritenendo di aver diritto lui al ballottaggio, che non soltanto ha privato i suoi elettori di rappresentanza amministrativa, ma che il riesame delle schede nelle sezioni indicate dal Tar non ha, finora, avvalorato.

Insomma, per tornare all’identità politica, Marraffa, tutt’altro che liberale ma tendenzialmente populista cattolico di centrodestra, e Pulito, radici rigogliose nella destra missina riemerse nell’oltranzismo antistituzionale, sembrano lontani dal rappresentare quel candidato moderato, che aggreghi anche in maniera trasversale, in grado di risollevare le sorti del Centrodestra. A entrambi, a torto o a ragione, viene anche rimproverata una certa autoreferenzialità quasi tribale che rende complicato ampliare il cerchio dei rispettivi sostenitori. Né l’alfiere della riscossa del Centrodestra potrà essere Gianfranco Chiarelli. Costretto dalle scelte del suo leader Raffaele Fitto a una collocazione minoritaria nella cosiddetta Quarta Gamba del Centrodestra, referente Gaetano Quagliarello, Chiarelli, persa male Martina alle comunali, potrebbe scegliere di candidarsi nel collegio Puglia 10, quello di Taranto, o anche privilegiare l’avviata attività professionale invece che ripresentarsi.   

LEONARDO CONSERVA? SI È CONSERVATO ABBASTANZA. Dalle ultime comunali sono emerse due figure alternative al consueto panorama politico. Uno è stato Agostino Quero, di cui a lungo e invano si è parlato come candidato sindaco d’un Movimento 5 Stelle ampio. L’altro è stato l’ex sindaco Leonardo Conserva, frettolosamente messo da parte nel 2007 da una Casa delle Libertà litigiosa e inconcludente. Eppure Conserva era riuscito, vincendo al primo turno, primo sindaco di centrodestra, a tenere insieme la maggioranza per cinque anni nonostante i consueti lunghi coltelli.

Conserva, prima delle comunali, è tornato dopo dieci anni a fare un comizio proprio insieme a Marraffa, riscuotendo notevoli consensi. Per un po’ s’è vociferato d’una sua candidatura di rottura a sindaco per Idealista. Ma non crediamo di sbagliare se pensiamo che giammai Marraffa avrebbe dato spazio a qualcuno che non fosse lui o, per dirla in linguaggio berlusconiano, una sua protesi. Poi Conserva si è dedicato al suo mestiere di avvocato presso l’Ufficio elettorale centrale in difesa delle ragioni di Pulito sulla questione dei voti per il ballottaggio. Insomma, pur non essendo in campo direttamente, molti hanno intuito che l’ex sindaco sarebbe volentieri ritornato alla politica se gliene fosse stata data l’occasione.

Sei mesi dopo le comunali, un Centrodestra politicamente insignificante, se si esclude il tentativo di ricostruire i Leali per Martina che Eligio Pizzigallo sta portando avanti con puntiglio, dovrebbe ricercare qualche buona ragione per stare insieme e tornare a contare qualcosa. Leonardo Conserva, quando fece il sindaco, era uno dei giovani amministratori che ricevevano direttamente la benevolenza, conquistata sul campo come capogruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio provinciale, del compianto Pinuccio Tatarella. Non se ne fosse andato Tatarella, Conserva sarebbe arrivato in Parlamento dieci anni fa, magari al posto dell’inconsistente Nessa. Ha invece dovuto assistere alle scempiaggini e agli avventurismi che sappiamo di politici senza qualità né avvenire.

Conserva, come politico e amministratore, mantiene la sua credibilità intatta. E a Roma pare che i cacciatori di teste se ne siano accorti. Dicono che sia stato segnalato a Silvio Berlusconi. O forse, prima di tutti, a Giorgia Meloni. Perché Conserva, senza snaturare i suoi fondamenti culturali di cattolico liberaldemocratico, ha avuto sempre la tessera di Alleanza Nazionale. E forse il suo nome, nel collegio di Martina Franca, potrebbe diventare spendibile non solo per la locale ricostruzione del Centrodestra, ma anche per un’immagine di Fratelli d’Italia moderna e affrancata da quell’antifascismo obbligatorio, per usare l’espressione di Giampaolo Pansa, a cui il moderato Leonardo Conserva, espressione della visione tatarelliana dell’andare oltre il Polo, non offrirebbe appigli.

Luigi Vitali ha detto: «La valutazione sulle candidature al Parlamento compete ai coordinamenti cittadini, provinciali e regionali. Poi, come sempre, l’ultima parola spetterà al presidente Silvio Berlusconi». Vedremo come andrà a finire.

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