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Franco Micoli: «A casa De Iudicibus l’Amministrazione Dc-Pci del 1987»

di Redazione

11/03/2018 Società

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 Franco Micoli: «A casa De Iudicibus l’Amministrazione Dc-Pci del 1987»

 

Volendo immaginare il Pci della seconda metà degli anni Ottanta a Martina come una nave, se il senatore Vito Consoli ne era il capitano, il timoniere era il segretario Franco Micoli. Fu lui a comporre alla fine del 1987, insieme allo stesso Consoli, al senatore democristiano Giulio Orlando e al deputato democristiano Domenico Maria Amalfitano, il mosaico che portò alla prima, storica Amministrazione comunale di Martina non più monocolore democristiana, ma espressione dei due principali partiti di massa dell’epoca: la Democrazia Cristiana, segretario nazionale Ciriaco De Mita, e il Partito Comunista Italiano che di lì a qualche anno si sarebbe trasformato in Partito Democratico della Sinistra, segretario nazionale Alessandro Natta. Fondamentale fu però il contributo di Corrado De Iudicibus, consigliere comunale repubblicano, laico illuminato.  

Martina Franca era considerata, in quel momento, un laboratorio a nove anni dal compromesso storico per il quale era morto Aldo Moro. La giunta anomala o eretica, come fu definita allora, tra democristiani e comunisti con sindaco Michele Conserva, voluto da Amalfitano, e vice sindaco Antonio Scialpi, che aveva condiviso con Micoli tutte le fasi della trattativa e che fu fondamentale nella stesura del programma amministrativo, durò dal 17 dicembre 1987 al 28 maggio ’88. «De Mita voleva un’esperienza che spezzasse il forno craxiano» ricorda Micoli, raggiunto telefonicamente in Toscana, dove vive.

L’allusione è alla formula del pentapartito, cioè l’alleanza tra democristiani, socialisti, liberali, repubblicani e socialdemocratici che aveva dominato gli anni Ottanta costringendo la Democrazia Cristiana a subire la centralità del Partito Socialista Italiano il cui leader, Bettino Craxi, era stato per due volte presidente del Consiglio dal 1983 all’87. In quei giorni, voluto da De Mita, lo era invece Giovanni Goria. L’obiettivo di laboratori come Martina era, nell’idea del segretario nazionale democristiano, sperimentare nuovi assetti alternativi al pentapartito e potenzialmente utili, in futuro, per governi nazionali che escludessero i socialisti a vantaggio dei comunisti. O li inducessero a cedere centralità in favore della Dc.    

 

«Con Orlando ci furono degli incontri preparatori che si svolsero a Locorotondo e a Massafra» ricorda Micoli. «La sua ossessione era disporre di luoghi sicuri dove poter discutere in maniera assolutamente riservata. A Locorotondo fu essenziale il giornalista e deputato Peppino Giacovazzo, che a Roma era un sostenitore dell’accordo tra democristiani e comunisti di cui era stato promotore Moro, a cui a sua volta era stato politicamente legato. A Martina ci venne in soccorso Corrado De Iudicibus, che insieme a me teneva i rapporti con Orlando come rappresentante dei repubblicani. Con lui stavamo conducendo, con quella che definivamo la parte sana della Dc, un'aspra battaglia sulla questione morale nella quale si era particolarmente distinto, nel nostro gruppo consiliare, l'indimenticabile avvocato Pino Oliva».

Casa De Iudicibus, una tranquilla villetta di campagna a circa un chilometro dall’abitato, divenne il luogo sicuro dove elaborare l’alleanza tra democristiani e comunisti a cui il Pri avrebbe garantito l’appoggio esterno. Lì fu perfezionato il programma amministrativo di quell'esperienza di governo. «Corrado fu molto ospitale e casa sua fu il luogo ideale dove disporre della riservatezza necessaria» conferma l’ex segretario del Pci di Martina. Quando, sei mesi dopo, l’Amministrazione Conserva scaturita dall’alleanza tra comunisti e democristiani, più il consigliere indipendente di sinistra Franco de Giorgio e l’appoggio esterno di De Iudicibus, entrò in crisi, Orlando restò solo nella Dc, con il consigliere comunale Marco Caramia, a sostenere quel progetto politico. Il resto dei democristiani ritrovò le ragioni per un’effimera unità che però non recuperò mai più l’autosufficienza del quarantennio precedente.

«De Iudicibus raccolse insieme a me l’amarezza di Giulio Orlando per la fine di quell’esperienza» conclude Micoli. «Il senatore disse di aver fatto di tutto per ridare dignità alla Dc come forza di buon governo, ma di non esserci riuscito. E se ne rammaricava. De Iudicibus fu coerente e fece con noi l’opposizione al successivo accordo tra democristiani e socialisti».

In alto: Corrado De Iudicibus. Nelle due immagini al centro, Franco Micoli (con il berretto) durante un comizio insieme al compianto senatore Vito Consoli (1941-1989, Archivio Pci/Pds/Ds) e in una foto recente. 

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