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Cramarossa: «Assessore finché lo vorrà il sindaco»

di Redazione

22/05/2018 Politica

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Cramarossa: «Assessore finché lo vorrà il sindaco»

 

Vito Cramarossa, segretario del Partito Democratico, ha ricevuto le deleghe alla Programmazione Finanziaria e ai Tributi che erano di Stefano Coletta, dimissionario, a cui è stata aggiunta quella al Personale. Il sindaco l’ha incaricato dopo un duro dibattito all’interno del Pd sull’opportunità o meno del rientro di Coletta nell’Amministrazione comunale e a quali condizioni.   

Il criterio dello scorrimento della lista dei candidati del Pd alle comunali, seguito per le precedenti nomine, avrebbe previsto Nunzia Convertini, che difficilmente si sarebbe sottratta. La tua scelta, oltre che per le tue competenze tecniche specifiche rispetto alle deleghe, fa pensare, essendo tu il segretario del Partito Democratico, alla volontà del sindaco di nominare un assessore al quale sia più facile chiedergli di farsi da parte qualora in futuro Stefano Coletta sia recuperato all’attività amministrativa. È un’interpretazione plausibile o una forzatura?  

«È un’interpretazione plausibile, oltre che la sintesi d’una serie di accadimenti. Quelle di Coletta sono state dimissioni irrituali perché non sono né state comunicate al sindaco né sono passate dal partito. Dopo l’attività di verifica nel partito e nel gruppo consiliare del Pd, anche con lo stesso Coletta, ho comunicato al sindaco le rispettive posizioni e lui si è riservato di decidere. Mi piace pensare che la scelta della mia persona sia in continuità sia con le competenze che con l’attività svolta quando, durante la precedente sindacatura, sono stato consigliere comunale. Del resto ho continuato, come attività di partito e non istituzionalmente, a interessarmi del bilancio comunale. La mia nomina, però, è politica perché, oggettivamente, vi è stata una crisi scaturita da un accadimento esclusivamente amministrativo».    

Nessuna staffetta, quindi.

«La mia nomina da parte del sindaco non prevede né un termine, né una staffetta. Rappresenta una sintesi delle posizioni per ricompattare l’Amministrazione comunale e la maggioranza consiliare. Non escludo che duri fino alla scadenza naturale del mandato amministrativo. Se però il sindaco ritenesse di rivedere le deleghe in seguito a un futuro riequilibrio politico chiedendomi di lasciare l’Amministrazione in favore di Stefano, o di Nunzia, non ci sarebbe alcun problema da parte mia». 

Com’è andata la verifica dopo le dimissioni, improvvise e inattese, di Coletta?

«Innanzitutto l’abbiamo saputo dalla stampa. Tra l’altro sono state date il primo giorno di assenza del sindaco che, come era stato da tempo programmato, era lontano da Martina. Si è sviluppata nei social network una discussione che ho cercato di ricondurre nel partito. Il direttivo si è riunito per individuare una sintesi delle posizioni di Stefano e di altri, in particolare del gruppo consiliare, considerando peraltro che le dimissioni erano state dichiarate irrevocabili e Stefano aveva posto una serie di questioni di non immediata soluzione. Alcune problematiche nel rapporto con i dirigenti comunali assumevano quasi l’aspetto di vicissitudini di carattere personale, e occorre considerare che i rapporti tra la politica e la dirigenza seguono le logiche precise fissate dalle leggi Bassanini. In questo dibattito si è inserito successivamente il sindaco. Si è convenuto di chiedere a Coletta di rientrare: stava per avvenire lo stesso giorno dell’approvazione del bilancio. Ma anche in quell’occasione si sono registrate delle frizioni ed è venuta meno quella che, secondo me, è stata la vera occasione per il rientro di Stefano. Poi la situazione si è sfilacciata. La segreteria del partito ha cercato di ripristinare i rapporti tra Stefano e il gruppo consiliare, che ha fatto le sue valutazioni sul comportamento di Coletta».

Ed è prevalsa la salvaguardia dell’unità del gruppo consiliare.

«Premetto che il sindaco, a prescindere da questa vicenda, fin dall’inizio dell’attività amministrativa si è raccomandato di garantire l’unità del gruppo consiliare. Ciò favorendo quello scambio tra l'esecutivo e i consiglieri che, nella precedente sindacatura, secondo alcuni non era stato abbastanza costante e costruttivo. Ci sono degli obiettivi amministrativi importanti e impegnativi, per cui il sindaco ci tiene molto che il gruppo consiliare e l’esecutivo procedano coesi nella stessa direzione. So che c’è stato un incontro di Coletta con il sindaco. E da quello che mi è stato detto ci sarebbe stata la disponibilità dei consiglieri al suo rientro. La divergenza è nata sull’incarico di vicesindaco, che i consiglieri ritengono fiduciario da parte del sindaco sostenendo che Coletta dovesse dimostrare di saper nuovamente ricevere la sua fiducia. Perciò ritenevano opportuno un rientro senza questo incarico. Stefano non era d’accordo. Io ho comunicato al sindaco le rispettive posizioni e lui si è riservato di decidere». 

Coletta non è stato tenero verso il sindaco e in generale nella conferenza stampa che ha tenuto ieri.

«Gli avevo consigliato di mantenere un ruolo e un profilo consono. A volte le cose che dice finiscono per prendere una piega che le rende non gestibili e controllabili: come le sue dimissioni. Credo che caratterialmente faccia fatica ad accorgersi delle conseguenze di quello che dice e che fa» 

Intanto il sindaco, delle deleghe che erano di Coletta, non ha assegnato quella al Turismo. Forse lo farà prossimamente.

«Penso di si. Il sindaco riassegnerà le deleghe mantenendo solo l’Urbanistica. Il problema principale delle deleghe di Coletta riguarda l’Ambiente. Serve un assessore che faccia applicare adeguatamente il contratto dell’appalto rifiuti e proceda a degli eventuali aggiustamenti d’intesa con l’azienda appaltatrice. L’impianto generale va bene, però occorre rivedere alcune criticità».

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