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Maya Kokocinski: l'icona e il sogno

di Redazione

24/07/2018 Agenda

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Maya Kokocinski: l'icona e il sogno

 

«Strano questo miscuglio di ritualità cinquecentesca, quasi una memoria che resuscita suo malgrado fra le pieghe della memoria e nello stesso tempo la insistita testarda voglia di fermare la figura di una donna di oggi, dai tratti moderni, basati su una idea di bellezza priva di asprezze e di inganni.

Una per una, queste facce femminili sembrano risaltare nella pietra di una parete inchiodata dal tempo. Le vesti sono invisibili, il corpo cancellato. Rimangono le teste, sole e nude, e si mettono in mostra con una strana fissità nervosa, rivelandosi soltanto attraverso l’uso misterioso e cifrato dei copricapi che indossano.

Guardando meglio si capirà che il segreto sta proprio in quei copricapi dal linguaggio cifrato. Più che coprire, indicano, puntualizzano, denotano qualcosa che riguarda l’esoterico stare al mondo di creature dalla testa mozza, le labbra coralline e gli occhi fissi, febbrili.

Ma cosa vogliono dire quei leoni dorati, quelle civette in bilico sopra un’altalena, quei suonatori di flauti in corsa, quei torsi amputati di mani e di piedi, quei cavallucci marini, quelle corone, quegli angeli, quelle donne affogate?

Il linguaggio arcano delle teste mozze per fortuna viene interrotto volta a volta da quadri meno rigidi e inquietanti: ed ecco che appaiono alcune tele che si aprono su paesaggi riarsi, dal vago ricordo rembrantiano. Tele dal tono quasi narrativo, quelli che io preferisco: una madre che cinge la vita di una figlia incinta, visibilmente corrucciata, con una treccia che le circonda la pancia come una serpe punitiva, una donna che esce da un turbine di nuvole, una minuscola sirena che si abbevera al seno di una truce e ieratica regina, una sognante addormentata davanti a una nuvola di gas.Che storie raccontano queste immagini segrete che sembrano volerci dire tutto senza rivelarci niente?

L’errore mi rendo conto, sta nel voler interrogare a tutti i costi i quadri che ci attirano. Bisogna pazientemente prenderli con sé attraverso uno sguardo attento e disponibile e poi chiudere gli occhi e nel buio delle palpebre rivederli come i fotogrammi di un film che scorre. Il film si disfa, si fa acqua, fruttio, pensiero, parola, corpo che si disfa e va.

A questo punto l’incantesimo ha preso i suoi tempi e ti trascina nel mondo della compiutezza estetica».

Così Dacia Maraini parla della pittura di Maya Kokocinski. La mostra dell'artista cilena naturalizzata italiana, che vive e lavora a Roma, può essere visitata presso la galleria d’arte contemporanea la Pietra, nel centro antico in via Cirillo, fino al 31 luglio.  

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