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Leonardo Conserva: «Tatarella, o il valore alto della mediazione»

di Redazione

11/03/2019 Puglia

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Leonardo Conserva: «Tatarella, o il valore alto della mediazione»

 

L'8 febbraio di vent'anni fa Pinuccio Tatarella, l'uomo del dialogo da destra, moriva a Torino a sessantaquattro anni per le conseguenze d'una operazione chirurgica. Leonardo Conserva, all'epoca consigliere provinciale di Alleanza Nazionale, tre anni dopo sindaco di Martina Franca, ricevette da Tatarella stima personale e politica. Oggi, ritornato all'attività politica in Fratelli d'Italia, dice: «Pensando a lui, alla sua visione, si dovrebbe riscoprire quel valore alto che è la mediazione. Purtroppo mancano, oggi, uomini che facciano dialogare le parti contrapposte su interessi e valori comuni».

Vent'anni dopo che cosa resta della politica di Tatarella?
«Mi sembra giusto riconoscergli di aver visto lontano quando parlò di crisi identitaria di partiti che riteneva essere ormai al capolinea, prefigurando il futuro successo dei movimenti. Per questo lui sosteneva la cosiddetta prospettiva di andare oltre il Polo, cioè l'allargamento dell'area di centrodestra a forze che andassero oltre quelle che avevano originariamente fatto parte del Polo delle Libertà. La mancanza di visione prospettica di chi ha guidato in seguito il Centrodestra in Puglia ci consegna oggi un'area molto indistinta e frammentata. Non è difficile, oggi, accorgersi che nei territori sono stati fatti dei notevoli passi indietro. Ed è avvenuto perché la lungimiranza di Tatarella non è stata considerata con l'attenzione che avrebbe meritato».

C'è qualcosa della sua analisi politica che andrebbe recuperato?
«La sua non era un'analisi politica particolarmente sofisticata. Tatarella era un uomo di buon senso: il grande mediatore che favoriva delle scelte spesso giuste, sempre ponderate. Oggi manca quella capacità di mediazione. Di conseguenza non c'è un'adeguata organizzazione delle forze politiche nei territori né una proposta politica sufficientemente visibile per il nostro elettorato, benchè ritenga che la nostra area stia recuperando un'identità rispetto alla Sinistra. Penso che nel Mezzogiorno, e soprattutto in Puglia, sia ancora la Destra moderata e sociale a rappresentare la vera alternativa per l'elettorato di centrodestra alla grande abilità di Matteo Salvini nel proporre un messaggio semplice e facilmente comprensibile, quindi trainante. Certe logiche secessioniste che permangono nella Lega non convengono non soltanto al Mezzogiorno, ma al Paese e al Settentrione stesso. Senza un'adeguato contemperamento degli interessi in tutto il territorio nazionale, anche la Lega può perdere rapidamente quell'attrazione che adesso suscita. Recuperare la lezione di Tatarella servirebbe a essere pronti per offrire un'alternativa a un Centrodestra a trazione leghista. Perché se è vero che i margini per un confronto aperto si sono ristretti molto, è altrettanto vero che c'è una nuova richiesta di politica che esula dalle strategie d'immagine che vediamo applicare nei media e nei social network».

Quindi Tatarella manca ancora al Centrodestra.
«Lui vedeva bene il confronto politico allargato alla base degli elettori rispettando le realtà locali e valorizzando le risorse giovani e meno giovani. Per me è stato un grande maestro dal quale apprendere pressochè quotidianamente, e così crescere nei luoghi e nelle istituzioni dove facevo politica. Con la sua morte il Centrodestra in Puglia, ma anche a livello nazionale, ha perso gran parte della capacità di fare dialogare le singole forze politiche che lo compongono. E ce ne accorgiamo andando incontro a tante iniziative che avrebbero potuto trovare in Tatarella il punto di equilibrio. Perciò, si: Tatarella manca al Centrodestra pugliese. Ma anche a quello nazionale».

Che farebbe lui oggi?
«Tatarella era anche un uomo d'ordine. In particolare, lui sapeva porre la parola fine all'accesa dialettica sulle candidature in occasione di eventi elettorali. E lo faceva dimostrando che le scelte che avallava erano, di solito, le più logiche per vincere e poi amministrare. Era consapevole che se perdi conti poco o nulla, per cui diventa estremamente difficoltoso fare sentire la tua voce nel quadro politico. Per capire quanto manchi Taratella in Puglia è sufficiente una considerazione: chi ha guidato il Centrodestra dopo la sua morte ha fatto delle scelte in larga parte perdenti, e che comunque non hanno portato ad alcun rilevante risultato politico. Basti pensare che nel Consiglio regionale di quella che era la regione più a destra d'Italia siamo all'opposizione da quindici anni».

Insomma, Tatarella è largamente attuale.
«Indubbiamente c'è una parte del suo operato che va contestualizzata. Di lui ho però conservato una lezione ben precisa: che la politica è in continuo mutamento. Oggi, con la grande volatilità che c'è del voto, lui sarebbe ancora una volta bravo a comprendere la situazione e ad adattarla alla fase storica. Perciò ci spiegherebbe come percepire il sentire collettivo: chi resta fermo, finisce ai margini dello scenario. Un'altra sua lezione è che la politica va vissuta e non si possono assumere ruoli senza il necessario grado di esperienza. Perciò una carriera in politica non può essere improvvisata, ma deve essere costruita».

Figuriamoci, quindi, un suo confronto con Luigi Di Maio.
«Attualmente c'è un grado di approssimazione nell'approccio partitico, amministrativo, gestionale, che fa paura. Chi lavora per una forza politica, oggi, guarda solo alle elezioni. Ci s'incontra per fare vita politica solo in campagna elettorale. Tatarella apprezzava invece chi voleva crescere per misurarsi. E che faceva vita di partito con l'intento d'imparare gli elementi concreti dell'amministrazione pubblica: dall'ordine del giorno del Consiglio comunale alla delibera, dal documento di programmazione economica al bilancio comunale. Poi potevi anche chiedergli di fare il parlamentare europeo: ma solo se c'era stata una corrispondente crescita».

 

In alto, Pinuccio Tatarella in un'immagine dell'archivio della Fondazione Tatarella. In basso, Leonardo Conserva. 

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