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L'arresto di Martino Tamburrano: Mario Caroli dice

di Redazione

14/03/2019 Oltre città

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L'arresto di Martino Tamburrano: Mario Caroli dice

 

«Ho piena fiducia nella magistratura. Attendiamo che la giustizia faccia il suo corso fino a una sentenza passata in giudicato». Non si sottrae, Mario Caroli, responsabile provinciale degli enti locali per Forza Italia, nel commentare l'arresto, questa mattina, di Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia ed ex sindaco di Massafra. Nè fa sconti: «Si tratta di ipotesi di reato molto gravi che, qualora fossero accertate, rivelerebbero un quadro molto degradante della politica locale».

Non è, la linearità di Caroli, una maniera di scaricare il potente finito in disgrazia, ma il normale distacco generazionale, in un momento in cui c'è l'imponente richiesta di chiarezza dei cittadini alle classi dirigenti, da un tyrannosaurus rex della politica tarantina quale è considerato Tamburrano. E proprio T.Rex è stata chiamata l'operazione dei militari del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Taranto che, impegnando finanzieri anche di Bari, Roma e Milano, ha portato a perquisizioni presso uffici pubblici e numerose sedi societarie, nonché all'esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare.

La più eclatante è quella che ha riguardato Tamburrano, a lungo leader dei berlusconiani pedemurgiani, da quattro mesi ai margini della politica dopo la scadenza del suo mandato e l'elezione di Giovanni Gugliotti. L’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dai pm tarantini Maurizio Carbone ed Enrico Bruschi, ha però determinato altre sei misure cautelari disposte dal gip Vilma Gilli, in particolare per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti.

In carcere, oltre all'ex presidente della Provincia, sono finiti l’ex dirigente Lorenzo Natile, l’imprenditore Pasquale Lonoce, titolare d'una azienda di raccolta e smaltimento di rifiuti, e il procuratore speciale della società di gestione della discarica di Grottaglie, Roberto Venuti. Ai domiciliari Rosalba Lonoce, figlia di Pasquale, l’ex presidente dell'Amiu, Federico Cangialosi, e l’ex dirigente della stessa Amiu Mimmo Natuzzi, presidente e componente della commissione di gara per la raccolta di rifiuti solidi urbani. A tutti è contestato un ruolo nella vicenda, riassunta questa mattina da una nota stampa del Comando provinciale della Guardia di finanza.

«Le indagini riguardano, in particolare, l’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie, contrada Torre Caprarica, richiesta dalla società che la gestisce» si legge. «Il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso ente e da imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni. Si è accertato, anche attraverso l’ausilio di attività tecniche, che la società proprietaria della discarica di Grottaglie, Contrada Torre Caprarica, aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori rifiuti solidi urbani. Nell’agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento» .

Qui, secondo la Guardia di finanza, si delinea il ruolo di Tamburrano nella vicenda. «Il procuratore legale della società, sfruttando i buoni uffici di un imprenditore sammarzanese, ha iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il presidente pro tempore della Provincia di Taranto, finalizzati a valutare nuovamente, la richiesta rigettata di rilascio dell’autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata. A fronte di tali accordi, l’ex presidente della Provincia si è attivamente adoperato per nominare un nuovo comitato tecnico e un compiacente dirigente del Settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale. I pubblici ufficiali, a fronte di tale impegno contrario ai propri doveri, ricevevano denaro e altre utilità, tra queste ultime l’ex presidente della Provincia otteneva, tra le altre, contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie alle ultime elezioni politiche per il Senato».

Si ricorderà che, per candidarsi al Senato un anno fa, com'era nelle sue intenzioni, Tamburrano avrebbe dovuto dimettersi dalla presidenza della Provincia entro un tempo limite. Non avendolo fatto, non si sa bene se per scelta o per errata interpretazione della normativa, ottenne di candidare nel Centrodestra la moglie, Maria Francavilla, che fino ad allora non aveva fatto politica. La vicenda suscitò scalpore e malumori, in particolare costringendo Gianfranco Chiarelli, che riteneva di avere delle buone prospettive di vittoria nel collegio di Taranto poi assegnato alla Francavilla, alla sfida tra martinesi con Donato Pentassuglia nel collegio di Martina.

«L’accordo corruttivo era talmente esplicito che il ritardo nel completamento dell’iter amministrativo aveva generato le vibrate rimostranze del corruttore che lamentava, per ogni giorno di inattività, un mancato guadagno costituito dai ricavi derivanti dal conferimento in discarica dei rifiuti» si legge ancora nella nota della Guardia di finanza. «Le modalità di corresponsione delle dazioni illecite si sono rivelate particolarmente ingegnose e innovative e, per lo più, elaborate nel corso di incontri conviviali tra gli indagati. I fondi da destinare ai pubblici ufficiali infedeli venivano costituiti attraverso l’affidamento dei lavori di sanificazione della discarica alle società riconducibili all’imprenditore sammarzanese. I pagamenti per tali prestazioni, risultati sovrafatturati, erano in buona parte destinati a corrispondere il prezzo della corruzione».

La centralità nell'indagine del ruolo di Tamburrano, stando all'accusa, è ribadito ulteriormente: «Il rappresentante legale della discarica, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, donava all’ex presidente della Provincia di Taranto, quale ulteriore compenso illecito, una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50 mila euro. La gestione degli affari illegali da parte dell’ex presidente della Provincia di Taranto si è spinta fino all’affidamento diretto, all’imprenditore di San Marzano, di lavori per somma urgenza e necessità in occasione degli eventi di calamità naturale verificatisi nell’estate del 2018, facendo fruttare compensi per ulteriori 95 mila euro circa». Infine: «È stato accertato che l’ex presidente della Provincia si è prodigato per pilotare anche la gara di appalto per i servizi di raccolta rifiuti del Comune di Sava, influendo sul giudizio tecnico di due professionisti corrotti, facenti parte della commissione di gara, permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, attraverso una delle sue imprese».

Nel 2014 Tamburrano fu uno dei primi eletti secondo la riforma Del Rio, che affida l'elezione dei presidenti e dei consiglieri provinciali ai sindaci e ai consiglieri comunali. Fu scelto grazie a un accordo di larghe intese con parte del Partito Democratico sostenuto dall'allora deputato dem Michele Pelillo insieme alla direzione provinciale del Pd e contro il presidente regionale del Pd stesso, Michele Emiliano, che l'anno dopo sarebbe divenuto presidente della Regione. Ne fece le spese il suo avversario, il dem Gianfranco Lopane, allora sindaco di Laterza e sostenuto da Emiliano. Le larghe intese su Tamburrano furono il principio del disastro di consensi che, alle politiche d'un anno fa, ha azzerato su scala provinciale sia Forza Italia che il Partito Democratico a beneficio del Movimento 5 Stelle.

Non è da escludere che, nei prossimi giorni, l'operazione T. Rex porti a ulteriori sviluppi.

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