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Carlo Formigoni torna al Kismet di Bari rappresentando la ricerca della serenitą femminile

di Redazione

02/03/2017 Spettacoli

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Carlo Formigoni torna al Kismet di Bari rappresentando la ricerca della serenitą femminile

Tre donne si ritrovano a parlare di case. Tre donne dai caratteri differenti si svelano lentamente. E attraverso il reciproco sguardo cambiano il loro modo di abitare il loro desiderio. Alla fine ognuno si ritrova a riflettere sui propri luoghi interiori.

È la breve sinossi dello spettacolo A casa che la compagnia martinese Teatro dell’Altopiano presenterà questa sera a Bari al Teatro Kismet come primo appuntamento della rassegna #FocusPuglia. Le attrici Angelica Schiavone, Renza De Cesare, Antonella Colucci saranno in scena con la regia di Carlo Formigoni.

Com’è avvenuta la scelta di questa osservazione della psiche femminile?

«L’autrice del testo è Donatella Caprioglio, una psicologa dell’infanzia che lavora all’Università Bobigny di Parigi. Lei ha scritto dei libri molto belli e di facile lettura perché è molto concreta rispetto alla relazione fra genitori e bambini. Ci ha consegnato, con timore, questo suo lavoro teatrale e noi ne siamo stati immediatamente entusiasti: è una meraviglia. Ci siamo messi ad allestirlo questa estate qui nella Valle d’Itria rappresentandolo varie volte con grande successo. La trama racconta di tre donne che, di fatto, sono tre aspetti e comportamenti diversi e contrapposti della stessa persona. È facile intravedere, dietro queste persone, l’autrice. È un testo che ci prende molto e mi auguro che piaccia a Bari così com’è avvenuto a Martina Franca e a Cisternino». 

Si è parlato, Formigoni, di psicologia dell’abitare.
«In un certo senso, allegoricamente, si riferisce all’abitare noi stessi. Cioè alla capacità di riuscire a trovare un buon rapporto con il nostro io ed essere sereni. Le diatribe che si svolgeranno sulla scena tra queste tre donne conducono a una fiducia che costituisce se non altro il presupposto per una serenità futura. Tutto si riferisce al cercare di capire se stessi. Questo è il campo della psicanalisi ed è così. Nessun riferimento, quindi, all’abitare comunemente inteso. Si tratta di scavare in noi stessi e cercare di costruire delle basi affettive che ci possano sorreggere».

Cosa sono L’Accademia degli inquieti e i Caffè per i genitori, di cui pure si è parlato in relazione alla rappresentazione?

«Donatella Caprioglio ha un luogo magnifico in contrada Pascarosa. Ha trasformato un rudere in un luogo raffinatissimo per gusto estetico ed ha ampliato uno spazio dove ha costruito anche un palcoscenico. In certi periodi estivi riceve i genitori con i bambini. Li fa parlare e così riesce, come tutti gli psicologi, a chiarire le ragioni del disagio che in certe situazioni c’è nelle famiglie». 

Cosa prevede la vostra attività futura?

«Riprenderemo il George Dandin di Moliére, una commedia balletto in tre atti raramente rappresentata, e lavoreremo a uno spettacolo sulla protezione dell’ambiente che debutterà in luglio».  

 

 

 

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