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Mimmo Bracciodieta: «Martina conta nel Psrc se si connette agli altri territori»

di Redazione

03/01/2018 Economia

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Mimmo Bracciodieta: «Martina conta nel Psrc se si connette agli altri territori»

 

La collaborazione con Matera, capitale europea della cultura nel 2019, è un aspetto programmatico strategico per l’Assessorato ai Beni culturali che lega la prima e la seconda Amministrazione Ancona. A Mimmo Bracciodieta, presidente regionale Federcultura di Confcooperative Puglia e vice presidente nazionale con delega al Mezzogiorno, abbiamo chiesto di approfondire il valore di questa strategia nel contesto del Piano strategico regionale per la cultura (Psrc). 

Piano strategico regionale per la cultura: che cosa è, a che cosa serve?  

«È un modo nuovo di organizzare il sistema culturale regionale in modo che possa accrescere il suo valore, creare occupazione, aumentare il livello di benessere nei territori dei residenti e dei viaggiatori». 

Che opportunità offre, in particolare in previsione di Matera capitale europea nel 2019?

«La Puglia, e soprattutto Bari, è sicuramente l’hub preferenziale perché vi arrivano aerei e treni che possono dislocare turisti e viaggiatori verso Matera. Questo non vuol dire automaticamente che la Puglia si possa avvantaggiare di questa situazione. L’eventuale buon risultato di questa condizione favorevole dovrà essere il risultato della consapevolezza di poter beneficiare dei paesaggi e delle attrazioni che si incontrano per arrivare a Matera. Sarà quindi necessario far conoscere a livello internazionale gli itinerari e le possibilità che offrono». 

Che cosa occorre fare nel concreto?

«Il sistema culturale pubblico e quello privato devono interagire affinché  il territorio sia fruibile come prodotto organizzato rispetto alle possibilità che offre. Al momento non è un risultato pienamente raggiunto».

Si deve impegnare di più il pubblico o il privato?

«Entrambi devono fare la loro parte: l’uno senza l’altro non può raggiungere l’obiettivo. Questo è lo spirito del Psrc. Attraverso esso ci auguriamo che possa costruirsi anche per la Puglia un’occasione favorevole per beneficiare degli effetti di Matera capitale europea della cultura nel 2019». 

Quali sono le aspettative?

«Matera vince la scommessa se riesce a coinvolgere l’ampia comunità dei territori circostanti, quindi della Puglia, facendo in modo che l’attenzione non si concentri solo sulla città che non potrebbe sostenere un impatto vasto del turismo. Dobbiamo evitare che Matera diventi una piccola città d’arte con tante criticità, come spesso risultano tante città d’arte in Italia. Taranto e la Valle d’Itria, l’intera Murgia, hanno una straordinaria somiglianza paesaggistica e culturale, forse ancora più della Terra delle Gravine. Ed evidenziare che questa vocazione va messa a valore, altrimenti diventa inespressa nella sua potenzialità, è doveroso». 

Che cosa devono fare le classi dirigenti locali?

«È necessario abbattere i muri, soprattutto in senso amministrativo. Il sistema deve funzionare all’unisono perché i turisti che verranno a vivere nei territori dovranno poter beneficiare della straordinaria bellezza d’un triangolo virtuoso, dall’enorme valore identitario, che da Bari congiunga Taranto con Matera. Il 2019 deve rappresentare un inizio per consolidare ulteriormente, negli anni a venire, le potenzialità dei nostri territori». 

Come può essere definita meglio in questo sistema la funzione della Valle d’Itria e in particolare di Martina Franca?  

«L’entroterra della Murgia, quindi Martina Franca e la Valle d’Itria, hanno fatto dei notevoli progressi e stanno lavorando molto bene per costruire il sistema delineato dal Psrc. È indispensabile che si connettano adeguatamente con gli altri territori perché, anche servendosi di internet, insieme possono raggiungere importanti obiettivi nei mercati esteri del turismo, in particolare per quanto riguarda l’internazionalizzazione». 

Qual è il ruolo dei giovani nel Psrc?  

«Fare cultura significa anche, soprattutto nel medio e lungo periodo, dare valore alla nostra identità. Ciò può avvenire creando quell’imprenditorialità che, connessa al sistema regionale della cultura, può offrire sblocchi occupazionali nell’innovazione, nella creatività, nella programmazione».

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