cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

Un martinese a Sanremo

di Pietro Andrea Annicelli

07/02/2018 Editoriale

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Un martinese a Sanremo

 

Erano ragazzi nella Martina degli anni Ottanta. Lei era in classe con me al liceo scientifico Fermi. Lui faceva le trasmissioni dedica-e-richiesta nelle radio private. Bella e florida lei, estroverso e versatile lui. Non durarono da marito e moglie. Renzo Rubino, ieri al Festival di Sanremo, l’ha raccontato così: «Come abbiamo fatto a esistere /senza mai resistere. /Troppo giovani per invecchiare insieme».

Renzo l’ho conosciuto adolescente, da studente al liceo artistico Lisippo che oggi si chiama Calò. Era rappresentante d’istituto. Organizzarono uno sciopero e una manifestazione di protesta. Andai a seguire la questione e lui si presentò. Ebbi l’impressione d’un ragazzone buono. Intelligente, educato. Socievole. Rifletteva i tratti immediati d’entrambi i genitori quando avevano la sua età.

Il Renzo cantautore sensibile e imprevedibile, volontariamente fuori moda, è portatore sano di valori desueti: la fantasia, i buoni sentimenti, la lealtà della cura, la critica surreale, la ricerca dell’armonia esistenziale. Il suo entusiasmo e la sua gentilezza non nascondono, all’orecchio attento, dolori antichi che mettono le ali alle melodie. La musica non è solo un mestiere o un linguaggio, ma qualcosa in cui crede.

Qualche anno fa Renzo è tornato a Martina per isolarsi in una casa di campagna a cercare, forse, quella capacità di ri-conoscersi che appartiene al diventare adulti. Quella scintilla che già aveva dato impulso, da bambino, alla sua volontà d’essere attraverso la scoperta del pianoforte a casa dei nonni Lino e Mimma. Ha un grande significato quell’immagine inaspettata e autoironica, elegante, estiva ed essenziale, dell’anziano professor Lino Bufano che gusta un gelato in copertina all’ultimo album del nipote. È, appunto, Il gelato dopo il mare, che dopodomani sarà ripubblicato con ulteriori canzoni tra cui, immagino, Custodire: quella di Sanremo.

È venuta fuori in una notte di settembre in cui Renzo sapeva esattamente che cosa dire. Non è la sua prima canzone difficile. Sempre a Sanremo, nel 2013, aveva presentato Il postino (amami uomo), ottenendo il terzo posto e aggiudicandosi il premio Mia Martini della critica. Era sull’amore omosessuale. Ebbe il buon gusto, quando glielo chiesero, d’essere riservato: al centro la canzone, non con chi va a letto l’autore. Questa volta, invece, il lirismo, oltre a emozionare, è un’assunzione forte della responsabilità di dire quello che da bambini non si sa dire: «Per una volta parlatevi /e fatelo pianissimo».  

Sarà che la sensibilità espressiva gli ha fatto trovare una chiave per estendere una maieutica personale: esortare le persone amate a scambiarsi le cose non dette. Certo è che sarebbe bellissimo se la nuova, sofferta maturità di Renzo Rubino potesse fornire ad altri le ragioni per lenire delle ferite. Magari, sanarle. Perché «può sopravvivere affetto in questa stanza /o lontano da noi. /Proviamoci, dai, /come non abbiamo fatto mai».

Queste sono, per Custodire, le valutazioni di alcune testate giornalistiche. 

Rolling Stone: «A Rubino andrebbe dedicata una puntata, o una porzione di puntata del programma di Alberto Angela, è una meraviglia italiana. Fuori dal tempo. Poetico. Bellezza in musica. Un giovane che si è mangiato un vecchio, per nostra fortuna. Il tocco di Sangiorgi, onestamente, non sembra così fondamentale. Qui c’è la canzone».

Mente locale: 9.

Adn Kronos: 8.

Il Tempo: 8.

Il Giornale: 7/8.

Il Sussidiario: 7.

Famiglia Cristiana: 6,5.

Panorama: 6,5.

Ansa: 6.

Gazzetta del Sud: 6.

La Stampa: 6.

La Gazzetta dello Sport: 6.

Corriere della Sera: 6.

Globalist: 5.

Il Messaggero: 5.

Il Mattino: 4 ½.

Repubblica (Ernesto Assante e Gino Castaldo): 2/5.

Il Fatto Quotidiano: male. 

La valutazione che ho trovato più interessante è stata de La Stampa: «Da metabolizzare più volte, ma scrittura e interpretazione potrebbero essere come quelle gocce d’acqua che, alla lunga, bucano la roccia». Il mio voto? No, non ve lo dico. Ho troppo rispetto per la scelta faticosa di Renzo. Posso solo ricordare che Bob Dylan ha detto: un poeta è un uomo nudo.

Renzo, prendi nota.

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