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Gianfranco Chiarelli: «Vi rimando tutti a settembre»

di Pietro Andrea Annicelli

13/07/2018 Politica

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Gianfranco Chiarelli: «Vi rimando tutti a settembre»

 

«Ritengo che una persona debba cercare di conservare la coerenza e la credibilità che ha al di là del momento politico che si vive. È fondamentale per mantenere compatto il gruppo degli amici e dei sostenitori. Le persone devono sapere chi sei per potersi unire a te e insieme ottenere dei risultati». Gianfranco Chiarelli, quattro mesi dopo la sconfitta elettorale che gli è costata il seggio a Montecitorio, si presenta in una condizione di ozio operoso. L’ozio, nonostante si avvicinino le ferie, è apparente. L’operosità è direttamente proporzionale alle valutazioni che stanno impegnando il gruppo degli amici di Raffaele Fitto. Tra un anno si rivota per il Parlamento europeo e tutti sono impegnati a capire quali scelte fare affinché l’europarlamentare di Maglie torni a Strasburgo. 

Si dice che per Fitto ci siano, allo stato attuale, due possibilità. O partecipare al progetto di Matteo Salvini di fare della Lega un grande partito nazionale aggregando nel Meridione, o avvalersi d’un piccolo partito come Fratelli d’Italia dove il valore aggiunto dei fittiani farebbe la differenza. Forse in quest’ultimo caso sarebbe più facile per Fitto, che a livello europeo è sulle posizioni dei conservatori britannici, ottenere quel posto di capolista che significherebbe rielezione assicurata.

«Penso che queste analisi, oggi, sono tutte giuste. Condivido il ragionamento sul valore aggiunto di noi fittiani in Fratelli d’Italia. Condivido anche che Salvini possa attrarre di più perché sta facendo bene. Resta però Forza Italia che non è allo sbando, ma che deve essere rilanciata. Il problema vero di Fitto non è tanto ricandidarsi, ma capire quale consenso potrebbe attrarre e quanti voti potrebbero seguirlo in una scelta o nell’altra. La volontà del singolo candidato, lo abbiamo visto alle politiche, vale poco. Conta invece la volontà dell’elettore che non ti segue in maniera automatica. Allo stato attuale Raffaele sta aspettando e facendo le sue valutazioni. C’è un governo nazionale dove politicamente possiamo anche simpatizzare per la Lega, ma dove c’è il problema dei 5 Stelle. Verificheremo nelle prossime settimane che cosa sapranno fare, quali scelte decideranno di fare. Il momento è delicatissimo. E più che pensare alla collocazione nostra o di Fitto, dobbiamo capire che cosa si aspettano da noi i cittadini elettori».           

Quindi?

«Quindi è troppo presto per fare una scelta. Fitto dovrà fare con tutti noi questa scelta perché, politicamente, porta una dote. Avrà un programma da sottoporci e su cui verificare chi potrà seguirlo e chi no».

Non è vero, allora, che Gianfranco Chiarelli entro fine mese deciderà se diventare il nuovo referente della Lega come dirigente regionale e potenziale leader in provincia di Taranto, come pure si sente dire in giro?

«È vero che io ho degli eccellenti rapporti personali con i vertici nazionali della Lega consolidati nei cinque anni nella Commissione Giustizia della Camera, oltre che in aula per le battaglie fatte insieme. Da qui a diventare quello che si sente dire, ce ne passa. Penso che prima di settembre non avremo delle grandi scelte da fare. La mia collocazione politica è tutta da verificare in ordine alla scelta che faremo con Fitto, perché credo che tutto il nostro movimento dovrà essere unito, compatto, in qualsiasi forza politica decideremo di confluire. Perciò passerà l’estate e poi, insieme, faremo tutte le valutazioni sul percorso più opportuno per tutti».

Ma chi è Gianfranco Chiarelli politicamente dopo la mancata rielezione del 4 marzo? Che cosa bolle in pentola?

«Sicuramente mi considero un’espressione del territorio. Alle ultime politiche, nonostante l’exploit del Movimento 5 Stelle, abbiamo ottenuto un risultato veramente importante che ci deve responsabilizzare rispetto ai problemi d’una provincia che deve smettere di essere il fanalino di coda della Puglia. In pentola penso che stiano bollendo due questioni a cui siamo chiamati a rispondere. La prima riguarda le soluzioni programmatiche di cui intendiamo farci carico affinché, appunto, s’intervenga sulle emergenze del territorio. La seconda è come rafforzare l’identità politica che rappresentiamo, per cui Fitto sta valutando quale possa essere un contenitore di dimensione nazionale in cui esprimere il nostro buon senso rispetto a delle buone politiche per il territorio, la Puglia, Il Mezzogiorno, il Paese».

Certo che vedere nella Lega, fino a poco tempo fa antimeridionale, un meridionalissimo come Raffaele Fitto, proveniente da una nota famiglia salentina della cittadina che fu di Aldo Moro, figlio d’un padre che fu leader pugliese della Democrazia Cristiana di Antonio Gava, un tempo fortissima nel Mezzogiorno, sarebbe duro per molti.

«È chiaro che l’evoluzione del quadro politico a cui stiamo assistendo presuppone un’attenzione particolare al cambiamento che Salvini sta cercando di attuare. È altrettanto chiaro che si legge con analoga attenzione quello che Umberto Bossi continua ad affermare a Pontida. Però il segretario della Lega, oggi, è Salvini che ha detto di voler fare un partito nazionale dando spazio al sud, agli uomini del sud, alla volontà di confrontarsi con i problemi del sud. Bene: verifichiamo i provvedimenti che prenderà al governo. Perciò è prematura qualsiasi fuga in avanti».

Il più importante problema del Mezzogiorno che il Governo deve risolvere è cosa fare per l’Ilva. Tu hai affrontato la questione molte volte, sia pure dall’opposizione, come consigliere regionale durante le Amministrazioni Vendola e come deputato durante i Governi Letta, Renzi e Gentiloni. Qual è la tua posizione? Può essere un’idea la proposta del presidente della Regione, Michele Emiliano, di rilanciare la cordata guidata da Jindal, esclusa dall’acquisizione dell’azienda, data la perplessità del Governo sul progetto di Arcelor Mittal?

«Io parto da un presupposto. Tutto il Centrodestra, Lega compresa, è su una posizione comune: no alla chiusura dell’Ilva, si all’ambientalizzazione, si ai posti di lavoro. I 5 Stelle a marzo volevano chiuderla e hanno fatto la campagna elettorale propagandando questa soluzione. Poi hanno attuato una vergognosa marcia indietro. Intanto il ministro Luigi Di Maio sta prendendo tempo, mentre la Lega ha detto chiaramente che non si può pensare di chiudere. La credibilità di Emiliano credo che sia nulla perché alla mattina fa una cosa e alla sera il suo contrario. Detto ciò, ho molta fiducia nel fatto che la posizione unitaria e ferma del Centrodestra induca il Governo ad ambientalizzare subito e a fare tutto il possibile per conservare i posti di lavoro. Credo che potrebbe essere la soluzione migliore per il territorio».

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