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Pasquale Mega: dieci anni da «Coloriade»

di Redazione

30/08/2018 I dischi

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  Pasquale Mega: dieci anni da «Coloriade»

 

Nel 2008 Pasquale Mega raggiunse un obiettivo essenziale per il suo percorso di musicista: pubblicare il suo lavoro migliore (per il momento). Coloriade, Dodicilune Dischi, riuniva otto sue composizioni originali per oltre settanta minuti di durata tra cui una nuova versione di Piazza Storallo: anagramma di Astor Piazzolla, a cui era dedicata. Avevano la particolarità d'essere arrangiate da Luigi Giannatempo per un quintetto jazz (Javier Girotto sax soprano e baritono, Marco Tamburini tromba e flicorno, Camillo Pace contrabbasso, Antonio Dambrosio batteria, oltre allo stesso Mega al pianoforte) che suonava in presa diretta insieme a un quartetto d'archi classico (il Vertere String Quartet formato da Giuseppe Amatulli e Ida Ninni al violino, Domenico Mastro alla viola e Giovanna Buccarella al violoncello). «Avrei voluto che il quartetto d’archi non fungesse solo da supporto al materiale jazzistico, bensì fosse parte integrante del progetto, ne costituisse una delle colonne portanti ed avesse anche dei propri spazi ben definiti» spiegava Mega nelle note interne alla copertina che mostrava, stilizzata, la Luna da raggiungere.

 

Dopo dieci anni che cosa resta di quel lavoro?
«Di primo acchito mi verrebbe da dire: rimangono dei ricordi. Ma anche questo vuol dire tanto. Il primo ricordo è per Marco Tamburini: una grande persona che non c'è più. Poi i concerti in giro per l'Italia. Ho fatto Coloriade come se fosse un punto d'arrivo mio oltre il quale poteva anche non esserci altro. All'epoca si trattò di realizzare un piccolo sogno mettendo su carta, come si suol dire, delle composizioni elaborate in tanti anni che facevo musica e suonate con dei grandi musicisti. Perciò non mi meraviglia non aver registrato più nulla a nome mio in questi dieci anni anche se le collaborazioni sono state numerose e significative».

Perché nulla a tuo nome?
«Diciamo che un po' ho vissuto di rendita, come si suol dire. Poi c'è stato un periodo di crisi in cui non mi riusciva di comporre nulla: purtroppo, o per fortuna, il mio tempo non è completamente dedicato alla musica (Pasquale Mega, oltre ad avere famiglia, è titolare d'una nota farmacia, ndr). La musica è comunque la mia vita: ho preso parte a diversi progetti, ho fatto molti concerti, mi sono dedicato tantissimo alla divulgazione del jazz con dei corsi di guida all'ascolto per gli istituti superiori, presso il conservatorio di Matera e in altre realtà. Da qualche tempo sto riflettendo per capire se sono ancora capace di comporre o se devo decidere ... che cosa fare da grande».

Partecipare a ulteriori formazioni di supporto a progetti musicali legati alla poesia come quello sulla lettura delle poesie di Rocco Scotellaro che coinvolse Nichi Vendola?
«Quello fu un progetto di Antonio Dambrosio, Sempre nuova è l'alba. A dire il vero, in questi anni le partecipazioni a progetti altrui non mi sono mai mancate. Collaboro con Dino Plasmati, qualche settimana fa ho suonato a PianoLab (foto in basso), lo scorso anno ho partecipato al Comics Jazz Sextet che rielaborava le più famose sigle dei cartoni animati ... Insomma, le opportunità di suonare non mi mancano: vedremo».

 

Quattro anni fa illuminasti piazza Plebiscito con un concerto che ti vide riproporre Coloriade con un gruppo che comprendeva Michael Rosen.
«Qualche tempo dopo la pubblicazione di Coloriade, rifeci gli arrangiamenti per un sestetto che comprendeva, oltre me, due sax, il soprano e tenore di Michael nonché il contralto di Claudio Chiarelli, la fisarmonica di Vince Abbracciante, il contrabbasso di Camillo Pace e la batteria di Giovanni Angelini. Fui quasi costretto perché era difficile ottenere la possibilità di far suonare in concerto un quintetto jazz e un quartetto d'archi. Decisi allora di riproporre le composizioni con quella formazione e funzionò ugualmente» (il video in basso è tratto da quel concerto, e anche la foto in alto che vede, da sinistra: Mega, Rosen, Pace, Chiarelli, Angelini, Abbracciante, ndr).

Tu sei materano e vivi a Martina da tanti anni. Matera ha una scena jazz nobile e la Puglia ha a sua volta esperienze molto significative. Ci sono differenze tra gli scenari pugliese e lucano per quanto riguarda i musicisti jazz o si può parlare d'un unico scenario?
«Non penso che si possa parlare realtà distinte. I jazzisti s'incrociano molto perchè, trattandosi di regioni vicinissime, è chiaro che le esperienze s'intrecciano e si scambiano. In Basilicata, è abbastanza ovvio, molti meno musicisti si dedicano al jazz rispetto alla Puglia. Se si vuole trovare una differenza, penso piuttosto a Bari: è uno scenario unico che ha in qualche maniera monopolizzato il movimento dei jazzisti pugliesi».

In cauda venenum: che cosa pensi che proverai a fare adesso a settembre? Parlo della musica, naturalmente.
«Proverò a rimettermi a comporre: ho tantissime nuove composizioni iniziate e poi lasciate lì, interrotte, perché non c'era il giusto sentimento per proseguirle. Sono tutte da parte, scritte a matita su carta da musica come si faceva una volta: io sono così. Poiché, come ti ho detto, mi dedico tantissimo alla divulgazione del jazz, il tempo a mia disposizione è veramente poco».

Non c'è proprio niente all'orizzonte?
«Sto lavorando a un nuovo progetto dall'inizio dell'anno. Ma, per scaramanzia, non posso dire nient'altro».

Almeno puoi dirci fino a quando dobbiamo aspettare?
«Sono a buon punto. Forse, per la primavera prossima, qualcosa ci sarà».

 

Le foto in alto, tra cui l'ultima nella Basilica di San Martino con Mega insieme a Camillo Pace, Claudio Chiarelli e Pasquale Angelini, sono tratte dall'archivio personale di Pasquale Mega e riprodotte per gentile concessione. 

 

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