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Carlo Dilonardo: «Martina? Una cittą di talenti e di lettori»

di Redazione

23/10/2018 Cultura

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Carlo Dilonardo: «Martina? Una cittą di talenti e di lettori»

 

Ieri è stato il primo giorno dell'iniziativa Libriamoci: settimana di lettura nelle scuole, promossa fino al 27 ottobre dal Miur per favorire la lettura degli studenti. Nelle scuole di Martina, come argomenti di lettura ad alta voce, sono stati scelti temi sulla libertà, il patrimonio culturale e i duecento anni di Frankenstein. Intanto, la settimana scorsa, il regista teatrale e operatore culturale Carlo Dilonardo ha affiancato Anna Maria Montinaro, da tre anni presidente nazionale dei Présidi del Libro, nella gestione del locale Presidio del Libro.

Perché sei stato scelto per questa attività e che cosa ti proponi di fare?
«Non posso che essere felice e onorato di questa proposta. Si tratta d'una codirezione nella gestione e nell'organizzazione degli eventi afferenti al Presidio di Martina Franca. Vivendo nella stessa città, io e Anna Maria avremo modo di confrontarci e io, soprattutto, di apprendere moltissimo perché ritengo che non si finisca mai d'imparare: soprattutto da coloro che si stimano. Cercherò di fare la mia parte mettendo in campo la mia esperienza e la massima disponibilità, con la stessa energia e determinazione che contraddistinguono il lavoro della presidente. Tengo a ringraziarla pubblicamente, come cittadino di Martina Franca innanzitutto, per il suo lavoro. E poi, ovviamente, per questo gesto di grande fiducia nei miei confronti».

L'Amministrazione comunale punta a rendere Martina, in maniera costante, una città dove si legge in un panorama nazionale e meridionale dove la quantità di libri letti in un anno è alquanto bassa. C'è correlazione con quella che sarà la vostra attività futura?

«Credo che il giudizio sullo scarso numero di libri letti vada ridimensionato. Ho letto numerosi articoli che dimostrano quanto sia parzialmente vera l'affermazione che nel Sud non si legga. Questo avviene perché non vengono valutate le letture professionalizzanti. Io fagocito circa venti libri l'anno di saggistica teatrale che sono esclusi dalle categorie dei libri più letti. E lo stesso discorso potrebbe farlo un qualsiasi professionista che dedica le sue letture a libri che non sono sotto la lente delle statistiche. Tengo a dire, comunque, che prima ancora di avere questo incarico, qualche mese fa, ho contribuito a creare un gruppo di lettori dal titolo Io l’ho letto. Parliamone. Ho voluto dar vita a una cerchia di lettori che si recasse alle presentazioni dei libri conoscendone i contenuti, in modo da creare un dibattito vivo con l’autore. Molto spesso, o quasi sempre, le presentazioni sono fatte, giustamente, a titolo promozionale. Ma, a mio parere, per un autore avere qualcuno che pone domande sull’essenza di ciò che ha scritto fa sempre piacere e stimola confronti e riflessioni. Martina è stata nominata città che legge ed è sotto gli occhi di tutti il numero elevato di presentazioni che vengono organizzate da enti e associazioni. Presentare un libro è sempre un momento di relazione: un momento in cui qualcuno liberamente sceglie d'imparare, di conoscere, di confrontarsi. È questo non è mai un problema. Anzi».

Una caratteristica italiana è che sembra talvolta che ci siano più libri che lettori. Come se ne esce?

«L’avvento delle case editrici online ha aperto il mercato a chiunque. Questo ha dei risvolti positivi e negativi sui quali occorrerebbe fare una precisa riflessione, magari organizzando un vero e proprio dibattito con gli addetti ai lavori. Penso però che i lettori, un po’ come gli spettatori, abbiano un vantaggio che nessuno può sottrarre loro: la libertà di scegliere. Oggi la tecnologia, se ben usata, ci offre davvero la possibilità di guardare, leggere, ascoltare cose che prima non era possibile condividere. Si tratta sempre di scegliere».

Perché da una decina d'anni a questa parte Martina si caratterizza come una città di scrittori di rilevanza anche nazionale, e penso, in particolare, a Donato Carrisi per le vendite dei suoi romanzi noir nonché a Marco Ferrante e a Daniele Semeraro per la qualità della loro scrittura?

«Martina è una città di talenti: dalla danza al teatro, dal cinema alla letteratura. Credo veramente che in proporzione ai cittadini, il numero sia elevatissimo. Se la gente sceglie di leggere gli autori che hai menzionato, evidentemente c’è motivo di farlo: per interesse, per una scrittura comprensibile, per puro piacere, per voglia di conoscere, insomma per tutti i motivi che da sempre spingono un lettore a confrontarsi con un autore. Ciascuno di noi non vede l’ora che l’autore preferito scriva il prossimo libro: una forma di avidità costruttiva».

E Carlo Dilonardo che cosa fa?

«È un periodo intenso e impegnativo. A novembre partirà la stagione teatrale a Locorotondo. Sto curando la direzione artistica in collaborazione con il Comune e l’Assessorato alla Cultura e al Turismo nella persona di Ermelinda Prete, donna dotata di grande energia. Nella scelta degli spettacoli ho voluto dar voce a esigenze eterogenee non escludendo alcun genere: prosa classica, drammaturgie autoriali, cabaret, teatro e musica dal vivo. Ho una precisa strategia e visione culturale poiché ritengo che tutti possono e devono assorbire dalle fonti culturali: siano esse il cinema, il teatro, la letteratura, la danza, la musica eccetera. Occorre però rendersi conto che per fare gli operatori culturali occorre un'adeguata preparazione, una vocazione, una conoscenza del materiale che si utilizza, come in tutte le professioni. Ogni volta che organizzo un evento o dirigo uno spettacolo, mi pongo sempre il dubbio sul senso di quello che sto facendo, di quello che sto infondendo: mi pongo delle domande. Ho una visione civile della cultura. Sento un profondo rispetto per chi sceglie di venire a vedere le cose che faccio. Finora i risultati sono stati più che soddisfacenti e voglio continuare su questa strada».

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