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Direttore Pietro Andrea Annicelli

Ne resterą soltanto uno

di Pietro Andrea Annicelli

02/02/2018 Editoriale

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Ne resterą soltanto uno

 

Alla fine, per i martinesi che aspiravano alle candidature al Parlamento, non è andata un granché. Donato Pentassuglia, Partito Democratico, e Gianfranco Chiarelli, Noi con l’Italia, sono stati quasi costretti a candidarsi dai rispettivi partiti nel collegio uninominale Puglia 11 (Martina Franca, Carosino, Castellaneta, Crispiano, Fragagnano, Ginosa, Grottaglie, Laterza, Massafra, Monteiasi, Mo­ntemesola, Monteparano, Mottola, Palagianello, Palagiano, Rocca­forzata, San Giorgio Jonico, San Marzano). Della serie: o là, o niente.

Nel collegio, insieme a loro ma meno forti almeno in partenza e sulla carta (come andrà a finire, con i tanti indecisi e l’astensionismo, non lo sa nessuno), Paolo Cassese, Movimento 5 Stelle, e Antonio Rotelli, Liberi e Uguali. Altre candidate: Olga Micelli di Ca­sa Pound e Simona Marsella di Potere al Popolo. Un terzo martinese, Angelo Gianfrate, è candidato in quarta posizione nel collegio plurinominale alla Camera Puglia 3 (Taranto-Brindisi-Monopoli) per la Lega.

In teoria Martina dovrebbe confermare il parlamentare di riferimento. È ormai una tradizione inaugurata da Alfonso Motolese ai tempi della Costituente, come ha opportunamente ricordato Pasquale D’Arcangelo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Non sarà la rivincita del ballottaggio vinto alle comunali da Franco Ancona, sostenuto da Pentassuglia, su Eligio Pizzigallo, scelto da Chiarelli per guidare un Centrodestra molto di centro contro il Centrodestra molto di destra del suo ex fiduciario Pino Pulito. Sono elezioni diverse in cui le dinamiche nazionali, nel bene e nel male, saranno importanti. La sfida, resa incerta dall’ascesa del M5s, inconsistente alle comunali, e dall’astensionismo che forse non sarà rilevante a Martina ma nel resto del collegio, è all’ultimo voto.

Chiarelli, a un certo punto, è stato in forse. Lo ha difeso la levata di scudi, sotto forma di dichiarazione pubblica, dei referenti del suo movimento politico nella provincia ionica: per primo, il consigliere regionale Renato Perrini. Piuttosto che andare a cozzare contro Penta, con cui intercorrono reciproca stima  e forse qualche favore in passato, il deputato uscente avrebbe preferito il collegio di Taranto al Senato, dove avrebbe ugualmente beneficiato dei voti da Martina e in più catturato consensi nel capoluogo, dove è conosciuto e ben voluto. Ma Forza Italia aveva già prenotato per il presidente della Provincia, Martino Tamburrano. Al punto da candidarne la moglie, Maria Francavilla, non essendosi lui dimesso dall’incarico sei mesi prima delle elezioni, come prevede la legge.

I sondaggi di Repubblica indicano il Centrodestra in vantaggio nel collegio. Ma le appartenenze nette e inconciliabili dalle nostre parti funzionano poco. Non sono i sondaggi a preoccupare Penta. Semmai lo arrovella il Pd: se dovesse collassare, più o meno come nel 2001 l’Ulivo ai danni di Rocco Loreto e a favore di Lino Nessa, il consenso personale potrebbe non bastare.

Lo sa ed è perciò che ambiva, giustamente, a un paracadute nel proporzionale. Ma l’intercessione del sindaco di Bari, Antonio Decaro, presso lo stesso Renzi in favore delle candidature chieste in Puglia da Michele Emiliano, lo costringe alla battaglia. Probabilmente la più difficile dal 2005 quando, contro ogni aspettativa, fu eletto in Consiglio regionale nella Primavera Pugliese, convinto a candidarsi dai suoi amici della Lista Florido.

Francesco Strippoli ha raccontato bene nel Corriere del Mezzogiorno. Per salvaguardare l’ultimo anno da sindaco e la ricandidatura l’anno prossimo, De Caro ha fatto proprie le richieste di Emiliano contro i renziani di Puglia, di cui è leader. L’effetto sono stati colpi di scena concorrenziali alla moglie di Tamburrano candidata al posto del marito. Francesco Boccia esiliato nel Salento. Teresa Bellanova, in Emilia Romagna. Alberto Losacco, addirittura in Lombardia.

Martina dovrebbe essere la chiave dell’esito elettorale. Se Chiarelli confermasse in percentuale il due a uno del primo turno delle comunali in favore del Centrodestra (Pizzigallo+Pulito vs. Ancona), Penta non dovrebbe riuscire a ribaltarlo nel resto del collegio. Viceversa, un vantaggio esiguo potrebbe non bastargli. Perciò conta molto il numero degli astenuti. E la coesione del Centrodestra, uscito frantumato dalle comunali e diviso in Consiglio comunale.

Sul piano del giudizio politico e amministrativo, è indubbio che Pentassuglia sia in vantaggio, considerato che il Centrodestra è dai tempi di Leonardo Conserva sindaco, più di dieci anni fa, che  non manifesta un assetto politico credibile. In più, non ha governato né la Puglia né il Paese quando Chiarelli è stato consigliere regionale e deputato. Sempre all’opposizione, Chiarelli può essere valutato solo per il lavoro nelle commissioni regionali, negli organismi parlamentari e per le proposte di legge. E il bilancio è sicuramente valido, con un apice nella salvaguardia del commercio ambulante che rischiava d’essere penalizzato dall’applicazione della direttiva europea Bolkestein.  

La sua fedeltà a Raffaele Fitto avrebbe meritato di più. Ma si sa come funziona: quando c’è aria di tempesta, per Fitto viene prima Fitto e poi via via secondo i rapporti di forza. Non avendo riconquistato Martina, Chiarelli non aveva abbastanza frecce nell’arco per un collegio sicuro.  

Se perde, starà fuori dalla politica. Ma l’avranno detto gli elettori, non una trasmissione televisiva di Concita De Gregorio. Se invece perde Pentassuglia, resterà in Consiglio regionale, a cui rinuncerà il tarantino Piero Bitetti che altrimenti prenderebbe il suo posto. Saranno guai per Emiliano, che sarà sotto tiro per il resto della legislatura considerando l’indipendenza che Penta, e non solo, praticherà ineffabilmente considerandosi svincolato dalle alchimie del Pd. Senza contare la resa dei conti che si profila fin da ora nel partito a livello nazionale, a meno d’un improbabile successo elettorale, con Michelone sicuro protagonista.

La posta in gioco, a prescindere dall’ovvio riscontro personale, non è chi vincerà il 4 marzo, ma l’assetto costituzionale materiale dell’Italia. Dei due highlander martinesi, salvo sorprese, ne resterà soltanto uno: quello che otterrà almeno un voto in più. Speriamo un bel po’ di voti in più. Altrimenti ve li immaginate i ricorsi al Tar, al Battaglione San Marco, al Grande Oriente, al Vaticano?

P.s. Un augurio particolare a Rosalba De Giorgi (nella foto), candidata alla Camera per il M5s a Taranto. Volto del telegiornale di Studio 100, è una collega che, se eletta, saprà ben rappresentare le istanze della sua città e del territorio grazie anche alla prospettiva che gli ha potuto offrire, in termini di esperienza, il suo lavoro. Forza.

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