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Direttore Pietro Andrea Annicelli

Rino Carrieri: «A Martina serve un teatro»

di Redazione

07/05/2018 Cultura

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Rino Carrieri: «A Martina serve un teatro»

 

«La Fondazione è il risultato d’una struttura sorta tanti anni fa grazie soprattutto alla passione, allo spontaneismo e al volontariato. Oggi dobbiamo sempre più abituarci a operare come una realtà complessa. Non faccio tante previsioni su quello che faremo o che diventeremo perché forse sono troppo vecchio per farmi illusioni. Ma un’evoluzione è sicuramente necessaria». Rino Carrieri, direttore della Fondazione Paolo Grassi, di ritorno dalla presentazione a Milano del nuovo Festival della Valle d’Itria, cerca di guardare oltre il grande evento della prossima estate. 

L’attività della Fondazione, che dura tutto l’anno, è un po’ la risposta alla richiesta, fin dalle prime edizioni del Festival, di un’attività diversificata nell’ambito delle arti e delle proposte culturali. A che punto siamo?   

«Come dicevo, dobbiamo sempre più considerarci una struttura complessa che faccia formazione, ricerca, produzione artistica. E operare con questa mentalità. Si tratta di dar vita sempre più a momenti non episodici, ma strutturati in una programmazione continua. Del resto è stato questo il senso che ha portato, nel 1994, a istituire appunto la Fondazione. Grazie alla tenacia di Franco Punzi abbiamo ottenuto dei riconoscimenti importanti. L’Accademia del bel canto Rodolfo Celletti è tra le pochissime scuole di alta formazione musicale. Diversi giovani cantanti che stanno entrando in carriera hanno iniziato muovendo i primi passi nelle nostre aule di San Domenico. È un processo sempre molto delicato e difficile perché ci muoviamo in situazioni ambientali che non sono tra le più favorevoli». 

Perché?

«Le ragioni sono diverse. In altri posti, ad esempio, la collettività ha un’attenzione e un fiuto per il riscontro economico che può venire dalla cultura che da noi non c’è. Mi viene in mente Wexford, un paese con meno della metà degli abitanti di Martina, il cui Festival dell’Opera è un evento di richiamo internazionale. Attualmente ha in produzione opere rare e attività di ricerca che richiamano molti italiani. Bene: a Wexford hanno costruito un bellissimo teatro e fanno dei numeri che noi non riusciamo ad avere». 

A Martina manca un teatro pubblico.

«Siamo una delle poche città in Puglia, se non in Italia, a non averlo nonostante vi sia un’attività teatrale importante. E disporre d’un teatro comunale per il Festival della Valle d’Itria è un problema vero se si considera che un monumento storico qual è il Palazzo Ducale, nel cui atrio avvengono le rappresentazioni delle opere, presenta le inevitabili difficoltà d’un edificio con un eccessivo numero di uffici pubblici. È sconfortante che non ci sia un teatro pubblico nella città di cui è originaria la famiglia di Paolo Grassi: uno che si è battuto per tutta la vita affinché se ne costruissero». 

E l’Amministrazione comunale?   

«Francamente l’Amministrazione attuale, in particolare nelle persone del sindaco e dell’assessore alle Politiche culturali, è molto attenta al problema della mancanza di strutture adeguate per fare cultura. Stanno sondando tutti i bandi regionali per verificare la possibilità di costruirne per dotarne non soltanto il Festival, ma soprattutto la città. È chiaro che poi, anche in Comune, c’è sempre chi pensa che sia più importante la movida». 

È una questione di mentalità, quindi.

«Bisogna aver chiaro il progetto che si ha per la città. Perciò penso a Wexford: paesi più piccoli di Martina che sono capaci di fare economia con la cultura. Alla fine il nostro lavoro, di questi tempi, ci rende simili agli amanuensi medioevali. Mentre fuori c’erano le guerre, le pestilenze, loro ricopiavano i classici greci e latini per tramandarli ai posteri. Nessuno ricorda i nomi degli amanuensi così come un giorno non ricorderanno i nostri. Però continuiamo sperando di seminare qualcosa per coglierne il frutto in un futuro più sereno». 

L’Accademia Celletti funziona bene.

«Quest’anno abbiamo quindici cantanti da quattro continenti: Asia, Australia, America, Europa. Vengono a studiare da noi perché trovano a Martina un ambiente che gli consente di sviluppare delle potenzialità artistiche importanti. C’ispiriamo al principio di Grassi: il teatro, la cultura, non per intrattenimento o come cosa fine a se stessa, ma una maniera per cambiare la società e la storia».

Intanto la Regione, con le sei fondazioni a cui partecipa compresa quella di cui sei il direttore, ha dato vita al sistema regionale delle arti e della cultura.

«Si tratta d’una prospettiva molto importante perché la Regione si è dotata finalmente d’una programmazione triennale dando alle fondazioni partecipate non solo un’ispirazione, ma un ruolo. Alberto Triola oggi ha parlato dell’elemento del gioco e d’un certo carattere dionisiaco della musica di Giacchino Rossini, aspetti che lo avvicinano alla musica popolare come la nostra taranta. Riprendere il filo d’una storia e d’una tradizione significa trovare i punti di contatto con organizzazioni che, a prima vista, sembrano lontanissime dalla nostra. Come, appunto, la Fondazione La Notte della Taranta con la quale, quest’anno, intercorre una collaborazione. L’Anno Rossiniano ce l’ha permesso. Per cui la Regione fornisce un indirizzo mettendo a disposizione delle risorse e invitandoci a farle fruttare senza più l’alibi di finanziamenti non certi. Però ci chiede d’integrare qualche progetto che sia un’esclusiva della Puglia. Così si dimostra che non siamo soltanto sole, mare e gastronomia, ma una regione viva culturalmente anche per quanto riguarda la produzione di eventi».    

    

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