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Salvatore Toma: «La moda può farcela internazionalizzando»

di Redazione

15/06/2018 Economia

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Salvatore Toma: «La moda può farcela internazionalizzando»

 

Il Presidente della Sezione Moda Abbigliamento di Confindustria Taranto e Puglia, Salvatore Toma, ha partecipato a Pitti Immagine Uomo 94 come imprenditore e come leader degli imprenditori del settore, riuniti questa volta dal marchio Martina is Fashion.   

Le confezioni hanno parecchio sofferto in questi anni a Martina Franca. Qual è la prospettiva attuale?

«Innanzitutto mi sembra opportuno, per evitare la confusione che spesso si verifica quando si parla di moda, precisare che la produzione storica di Martina nasce come attività di fasonisti. Poi ci sono state alcune aziende che hanno fatto un bel percorso anche con dei propri marchi nel settore della moda. Occorre però separare i due aspetti perché il discorso della qualità del prodotto non riguarda necessariamente chi ha sviluppato un brand, ma anche chi lavora in conto terzi. È un discorso che ritengo importante puntualizzare perché troppo spesso viene messo in secondo piano non considerando che le griffe, per commissionare i loro capi, fanno i raggi x sulla professionalità e la qualità del lavoro. Detto questo, secondo me il settore della moda di Martina può avere delle grandi opportunità soprattutto sui mercati stranieri. Mi sembra però opportuno parlare d’un settore moda Martina allargato alla provincia e al territorio. Io sono di Sava, conosco la realtà delle confezioni di Martina fin da piccolo, mi sento in collaborazione con i miei colleghi martinesi sia come imprenditore che come Confindustria». 

Perché si guarda ai mercati stranieri?

«Sia i mercati asiatici che la Russia sono molto interessati al made in Italy. A volte siamo costretti a cedere delle quote di mercato a marchi apparentemente italiani, ma che in realtà sono prodotti all’estero. Perciò è opportuno che sui mercati esteri sia forte e riconoscibile la presenza del made in Italy. Il mercato internazionale è indispensabile in questa fase congiunturale perché quello italiano è contratto, con pagamenti molto lunghi che, se restasse l’unico nel quale vendere il prodotto, causerebbero il default di molte aziende. Perciò puntiamo sull’estero, dove si lavora attraverso il pagamento anticipato della merce. Così le aziende possono sopravvivere sul mercato italiano ed evitare problemi di liquidità».    

Che cosa si sta facendo per internazionalizzare?

«Stiamo collaborando con la Regione e con Sistema Moda Italia. Il direttore generale, dottor Gianfranco Di Natale, è venuto diverse volte in Puglia e a Martina. Ciò conferma che il nostro distretto tessile è visto di buon occhio per le sue grandi potenzialità. C’è poi il marketing che si è concretizzato, in particolare, a Pitti Immagine Uomo 93 di gennaio con l’iniziativa Puglia Makers e a Pitti Immagine Uomo 94 con l’iniziativa Martina is Fashion, che ha consentito di parlare del distretto martinese nelle riviste specializzate distribuite nel treno Freccia Rossa, incoraggiando così i buyer esteri a conoscere la nostra realtà».     

Ci vuole senso di squadra.

«Certamente. Ed è la ragione per cui abbiamo unito le forze. Se riusciamo a capire tutti insieme che fare squadra significa proporre il settore in maniera vincente sia con le amministrazioni pubbliche che con le associazioni di categoria, avremo veramente una marcia in più, oltre a superare una grossa lacuna del passato.   

Per chiudere il cerchio, quali possibilità ritiene che abbia il distretto della moda martinese?

«Martina ha delle ottime basi e delle eccellenze storiche, soprattutto nella produzione dei capispalla. È necessario lavorare molto soprattutto sulla formazione e la comunicazione. Se non si comunica bene, non si possono raggiungere dei risultati importanti. Confindustria, per la formazione, ha puntato, insieme all’Amministrazione comunale di Martina Franca, sull’istituzione di un Istituto tecnico post diploma al Majorana. Nel prossimo anno scolastico partiranno per la prima volta due prime: non era mai successo di organizzare più di un corso. Questo è indicativo del fatto che probabilmente i giovani stanno capendo che occorre, attraverso competenze tecnologicamente più avanzate, fornire il ricambio nelle aziende alle precedenti generazioni. Una cosa voglio chiarirla. Spesso non mancano le opportunità, ma le idee. Noi aziende dobbiamo imparare a investire nei processi innovativi, a partire dalla vendita attraverso internet».     

Nella foto, Salvatore Toma, a sinistra, con il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo.

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