cronache martinesi

Direttore Pietro Andrea Annicelli

Grazie, don Dino

di Redazione

01/10/2018 Società

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Grazie, don Dino

 

Questa sera la comunità parrocchiale di Sant'Antonio ha preso contatto con il nuovo parroco, don Cosimo Sergio, in occasione della messa presieduta dal vescovo Filippo Santoro. Ieri Vito Lepraro, per tutti don Dino, ha invece celebrato la messa di commiato da parroco di Sant'Antonio, incarico che l'ha impegnato per cinquantaquattro anni. Da domani, l'ottantaquattrenne sacerdote sarà alla Parrocchia di San Francesco da Paola. 

Tra le tante attestazioni di affetto, stima e riconoscenza, quella che ha riassunto nella maniera più efficace, nel consueto stile pittoresco, l'esperienza pastorale e civile di don Dino è stato il post su Facebook di Agostino Convertino, priore della Confraternita di Sant'Antonio, che però, nell'occasione, ha precisato di parlare a titolo personale.

Scrive Convertino: «L'immissione canonica nel ministero di parroco di Don Cosimo Sergio presso la Parrocchia Sant'Antonio ci vede testimoni di un evento storico lungo il cammino plurisecolare di quella Chiesa mirabilmente guidata – per 54 anni – da Don Dino Lepraro. È una cifra impressionante se paragonata all’età del monumento sorto nel 1497: più di un decimo della sua età complessiva, circa 20.000 giorni (!), trascorsi da questo crispianese - più determinato e caparbio perfino di noi ciucci martinesi - tra quelle mura che è stato capace di rinnovare più volte per restituirgli vigore e bellezza fino all’ultima, incredibile impresa: il restauro del campanile! Basterebbero queste semplici considerazioni statistiche per giustificare la tristezza che attraversa i parrocchiani e molti martinesi per il suo trasferimento presso altra sede».

Agostino Convertino precisa: «Ma tutti sappiamo che c’è di più, molto di più: intellettuale raffinato, portentoso predicatore, prete della solidarietà diretta, manager di grandi capacità nel gestire le emergenze architettoniche della Chiesa ed infine: uomo di simpatia disarmante. È stato lui, grande sparigliatore dello status quo, ad accendere – negli anni ’70 - la miccia sotto la polveriera culturale martinese che avrebbe determinato la crescita collettiva di Martina Franca nei giorni a venire. L’intuizione che il Sessantotto costituisse anche occasione di confronto spirituale, oltre che politico e generazionale, lo spinse ad aprire le porte di Sant’Antonio ai giovani. Io c’ero quel giorno che lanciò ufficialmente la Messa beat sull’altare: tutti accomunati da chitarre e bonghetti, cori di grande spiritualità e ritmi mai sentiti prima. Il cinema d’essai? A Martina lo ha inventato lui con i meravigliosi cineforum che a fine proiezione prevedevano torrenziali dibattiti in cui i giovani apprendevano, apprendevano e crescevano; e si candidavano pure a diventare classe dirigente».

Ancora: «La corposa premessa sottende i comprensibili motivi del velo di tristezza che attraversa i cuori dei martinesi alla notizia del suo trasferimento presso altra sede. E calza perfettamente con le sue ultime esternazioni venate di un impercettibile dispiacere imperniato sulle sue energie, quasi intatte rispetto a 54 anni fa, anzi rinvigorite dalla enorme esperienza - umana e spirituale – accumulata. Inutile negarlo, questo prete è un patrimonio. E allora come si dipana questo groviglio di sentimenti a metà strada tra la nostalgia e la necessità di rinnovare il messaggio evangelico? Sperando di non essere frainteso per la mia franchezza, un atteggiamento e un lusso che spesso non ci si può permettere, direi che bisogna guardare il quadro generale. Anzi, sono personalmente convinto che un uomo dell’intelligenza del nostro Cataldo abbia già convenuto di anteporre alle sue pur legittime esigenze personali i motivi superiori del cambiamento in atto. È in essere un grande avvicendamento generazionale - che interessa l’intero movimento cattolico martinese - sotto la guida attenta del nostro Pastore Filippo. Gradatamente, ma con moto costante, si sta ringiovanendo l’ordine clericale martinese ed è lecito pensare che, già dal prossimo anno, possa ritenersi compiuto il processo di rinnovamento. L’unico imprevisto è stata la dolorosa perdita di Don Luigi Angelini, il confratello sepolto presso la nostra Cappella Gentilizia - la stessa dove tante volte ha celebrato la Santa Messa dei Defunti – che chiederò a Don Cosimo Sergio di dedicare alla Sua memoria il prossimo 2 novembre».

Infine: «Eppure, nonostante il profondo dolore che ci ha colpiti come comunità, la Chiesa non si è fermata. Anzi ha saputo reagire con la scelta illuminata di un eccellente parroco per la Sanità. È questo il disegno complessivo. È questo il momento giusto per fondere i due percorsi: un gruppo di sacerdoti eccezionali, capaci di regalarci perfino la visita di un Pontefice e decenni di prospera diffusione della Fede, cede il testimone a giovani presbiteri come in una staffetta dell'atletica leggera. Affinché il Vangelo possa continuare a correre leggero nella Storia di Martina Franca, piccola porzione di quella Umanità di battezzati che nel Verbo si riconoscono e riflettono le proprie esistenze».

Nella foto, la parrocchia di Sant'Antonio fotografata da Agostino Convertino. Per gentile concessione.

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