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Confindustria Taranto: «ArcelorMittal apra un tavolo di discussione»

di Redazione

04/11/2019 Oltre città

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Confindustria Taranto: «ArcelorMittal apra un tavolo di discussione»

 

Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto (nella foto), prende posizione dopo l'annunciato ritiro di ArcelorMittal dalla gestione e dall'acquisizione dello stabilimento siderurgico. «Chi ancora parla di “rischio di desertificazione industriale” ora dovrà ragionare in termini di certezze» dichiara. «Se tale disimpegno dovesse essere confermato, la città e la sua provincia subiranno a breve ripercussioni irreversibili, trascinando con sé pezzi interi di economia di tutto il Paese».

Marinaro ha quasi chiamato la convocazione, prevista per domani, di ArcelorMittal dal premier Giuseppe Conte, precisando: «Saremo pronti, anche come Confindustria Taranto, ad andare a discutere su quanto si potrà fare per ristabilire un clima di ragionevole confronto per tenere in piedi, con tutti i dovuti crismi, quello che è il simbolo della siderurgia italiana». Inoltre: «Non accetteremo un’altra condizione di analoga precarietà. Non accetteremo una seconda prova sfiancante ai danni delle nostre imprese: ai commissari straordinari chiediamo fin da adesso garanzie rispetto ai pagamenti sulle commesse correnti e su quelle già scadute e ancora non pagate». È questa, per Marinaro, «una questione di assoluta priorità, che ci riviene da un recente passato in cui abbiamo dovuto subire danni ingentissimi anche in funzione di rassicurazioni commissariali, e quindi governative, che nel tempo si sono rivelate assolutamente infondate».

Il presidente di Confindustria Taranto evidenzia: «Non siamo più disposti a subire l’ennesima beffa ai danni di quelle stesse imprese, quelle rimaste, che proprio grazie alla continuità del loro lavoro hanno assicurato, a suo​ tempo, la tenuta e la continuità della fabbrica e il passaggio al nuovo acquirente». Marinaro chiede che i commissari assicurino alle aziende dell'indotto le loro spettanze, che il governo assuma tutte le iniziative atte a far recedere ArcelorMittal, e alla stessa multinazionale francoindiana di «tornare sui suoi passi, di chiarire fino in fondo la sua posizione, non soltanto rispetto all’esimente penale, che viene posta come condizione contrattuale venuta meno, ed eventualmente rivalutare il suo impegno su Taranto». Ciò per «aprire un tavolo di discussione che, all’occorrenza, ci vedrà partecipi e attenti interlocutori».

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