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Donato Pentassuglia: «È tempo di darci tutti all’agricoltura»

di Redazione

09/10/2020 Politica

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Donato Pentassuglia: «È tempo di darci tutti all’agricoltura»

 

Donato Pentassuglia è il secondo assessore regionale nominato da Michele Emiliano dopo Pierluigi Lopalco, l’infettivologo che dalla scorsa primavera sta gestendo in Puglia il contrasto alla pandemia, alla Sanità. Penta, molto meno mediatico per scelta, ma riconosciuto gran lavoratore dalla Capitanata al Salento, avrà l’arduo compito di rilanciare l’agricoltura, settore piuttosto trascurato nella scorsa legislatura. 

Non hai fatto pubblicità sui media e ti sei limitato a qualche manifesto, girando in lungo e in largo la provincia. Hai fatto una campagna elettorale come ai vecchi tempi. Eppure la gente ti ha riconosciuto, si è fidata, ti ha rieletto. Sei stato il più suffragato, come nel 2015, nonostante non fossi assessore uscente e venissi dalla sconfitta elettorale di due anni fa alla Camera. Qual è il segreto di Donato Pentassuglia?    

«Niente pubblicità sui media né propaganda sui social: la mia campagna elettorale è stata andare a parlare con le persone. Ho raccontato le cose che ho fatto in questi anni: un lavoro protratto in silenzio con lealtà e coerenza. Mi sono impegnato nell’interesse dei pugliesi, delle comunità della provincia di Taranto e del Centrosinistra per contrastare tanto la pretesa della Lega d’insediarsi nei nostri territori che la deriva populista e sovranista, devastante per il Paese. Tutti hanno potuto constatare i risultati tangibili anche se ero un semplice consigliere. Se la politica mi ha un po’ trascurato, la gente ha capito e mi ha premiato. Ho rispettato il mandato che ho ricevuto, ho cercato di lavorare per ottenere dei risultati. Qualcuno s’era illuso di archiviare questa esperienza mettendomi in difficoltà: mi riferisco anche a candidature alle regionali di ex del mio gruppo. Ma la rete di relazioni umane e personali con i cittadini che ho intessuto negli anni ha dimostrato che paga ancora fare politica in maniera indipendente solo con il lavoro costante e i risultati che determina, non con gli intrighi, la propaganda, le lotte di potere».   

Adesso sei il nuovo assessore regionale all’Agricoltura.

«Sono convinto che, nella fiducia che ha dimostrato nei miei confronti, il presidente Emiliano abbia certamente valutato il lavoro di questi anni. Ha usato delle parole belle e importanti, rispettose della mia persona e anche della mia personalità forte. A me interessa lavorare per il bene comune. Registro questa nomina in un momento in cui l’agricoltura pugliese sta vivendo un momento drammatico. Dal Programma di sviluppo rurale alla xylella, ai consorzi, per parlare solo delle emergenze immediate, il settore presenta una serie di criticità molto particolari. Inizierò a lavorare subito per confrontarmi e cercare delle soluzioni utili a rilanciarlo». 

Come intendi agire nell’immediato?

«Farò subito il punto della situazione con tutti gli uffici preposti. Sarà necessario dell’altro personale perché risultano pesantemente sottodimensionati. In particolare verificherò le situazioni legali perché sia il Piano di sviluppo rurale che altri bandi hanno determinato una serie di contenziosi che cercheremo di superare. Mi porrò come interlocutore del partenariato, quindi di tutti i portatori d’interessi della filiera agroalimentare. Voglio arrivare a elaborare, insieme a loro, un ragionamento unitario che ci permetta di avere una prospettiva completa del settore agricolo e delle sue necessità. Ciò servirà a tentare, dove sarà possibile, di recuperare i ritardi. Poi, oltre a spendere i fondi europei che ci sono stati assegnati, dobbiamo lavorare per riposizionare il mondo agricolo pugliese nella nuova programmazione comunitaria». 

Sei stato un leale sostenitore della segreteria di Matteo Renzi. Quest’ultimo, due anni fa, non ti ha però assicurato un seggio nel proporzionale, ma ti ha affidato la missione impossibile di prendere voti per il Pd, cosa che ti riuscì nonostante non sia stato eletto. Adesso una renziana, Teresa Bellanova, è ministro all’Agricoltura. Immagino che tu la conosca anche per i comuni trascorsi nel sindacato. Ritieni che ciò favorisca una collaborazione proficua per l’agricoltura pugliese?

«Gli errori di Renzi sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Insieme ad altri candidati di orientamento moderato avevo aderito alla corrente renziana. Due anni e mezzo fa, in una situazione molto particolare, dopo che lui aveva chiuso le porte del partito dando spazio, nei collegi blindati e nel proporzionale, anche a persone che non avevano un consenso vero, accettai di candidarmi alla Camera quando tutti scappavano. Anche grazie ai consensi che ottenni a titolo personale, in Puglia sono scattati dei seggi per il Pd. Questa è la storia e il partito la sa. Sono un uomo delle istituzioni: le ho sempre rispettate e sempre le rispetterò. Le istituzioni rappresentano i cittadini e devono garantire sviluppo e benessere. Effettivamente ho un rapporto molto buono con il ministro Bellanova: questo mi consentirà di non perdere tempo e di lavorare subito, anche con lei, gomito a gomito. Lunedì m’insedierò e convocherò subito la prima conferenza delle regioni sui tempi dell’agricoltura. Il giorno dopo ci sono quattro provvedimenti importanti che voglio discutere. Siamo in ritardo rispetto al passato e ogni risorsa può servire per recuperare il tempo perduto».       

Intanto a Martina il referente di Italia Viva, Vincenzo Angelini, già segretario del Pd e tuo sostenitore, ha aperto una situazione che potrebbe preludere a una crisi amministrativa analoga a quella che quattro anni fa portò alla caduta della prima Amministrazione Ancona.

«Ho già chiamato Angelini. Sulla questione occorre fare una valutazione politica che rispetti la sua scelta, ma tenga dentro il valore della delega data dai cittadini a governare città. Si può costituire un gruppo politico nuovo, ma il voto dei cittadini è stato sulla fiducia al sindaco Ancona e al programma sul quale ci siamo riconosciuti. Occorre rilanciare tutti insieme l’attività amministrativa proprio nel rispetto dei cittadini anche perché, a Martina, i danni dei commissariamenti sono stati notevoli. L’ultimo è stato un finanziamento di cinque milioni in euro che doveva servire per costruire la nuova caserma dei Carabinieri e che è venuto meno. La politica ha così perso un’occasione per rispondere alla necessità di un’altra istituzione di poter disporre d’una struttura di proprietà dalla quale garantire il controllo del territorio».

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